Calo della natalità: perché è sempre più difficile fare figli?

Calo della natalità: perché è sempre più difficile fare figli?

In Italia fare figli è sempre più complicato e la pandemia non ha fatto altro che accentuare il calo dei nati, un tasso che risulta sempre più drammatico. Tra la crisi economica e il gender gap che grava sulle donne, sempre meno coppie decidono di “mettere su famiglia”. Quali sono le cause e come si sta muovendo il nostro Paese per risolvere il problema?

 

La nostra Nazione si trova all’ultimo posto in Europa per quanto riguarda le nascite. Il calo della natalità non ha fatto che peggiorare dal 2020, anno di inizio pandemia, in cui sono stati registrati dati preoccupanti: 6,8 bambini ogni mille abitanti. Quello italiano è un problema, soprattutto se comparato con l’Europa, dove il medesimo dato arriva a 8,9 ogni mille cittadini.

Questa situazione, secondo la sociologa Chiara Saraceno, non è nient’altro che il risultato di una serie di circostanze che durano da troppo tempo e che hanno reso l’Italia un luogo in cui si diventa adulti sempre più tardi.

 

Calo della natalità: l’Italia in dati

Diminuiscono le nascite e aumenta l’età media degli italiani che, secondo i dati rilevati nell’ultimo Censimento della Popolazione e Dinamica Demografica1 relativo all’anno 2020, si è alzata da 45 a 45,4 anni. Sono solo 404.000 i bambini nati nel 2020, un dato preoccupante dal momento in cui si tratta del più basso numero mai registrato dall’Unità d’Italia e il 30% in meno rispetto a soltanto dieci anni fa.

Quello della natalità non è il solo dato da monitorare. Anche i numeri relativi alla fertilità rappresentano un importante campanello d’allarme che dimostra la gravità della situazione italiana. Con “fecondità” si definisce il numero di figli che nascono per ogni donna in età feconda. Secondo l’ISTAT, relativamente all’anno 20202, è 1,17 il numero corrispondente alle donne italiane, il dato più basso di sempre.

È interessante notare anche la questione della ripartizione geografica. C’è infatti una corrispondenza tra quelle che sono le città italiane in cui si vive meglio e le città italiane con più alto tasso di natalità. Bologna, città in vetta alla classifica per la più alta qualità di vita, si trova nella parte alta della graduatoria anche in fatto di natalità, con 7,5 nati ogni mille abitanti, contro i 5,9 di Genova, il dato più basso3 della penisola.

 

Le cause, tra crisi economica e lockdown

Come spiegato dalla sociologa Chiara Saraceno, le cause sono da ricercarsi in una molteplicità di situazioni e circostanze ulteriormente aggravate dalla pandemia. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, il lockdown non ha incentivato le coppie al concepimento: lo stop generale imposto dall’emergenza sanitaria ha infatti rappresentato una brusca interruzione dei progetti individuali e di coppia e il clima di incertezza derivato dalla situazione sanitaria ha colpito anche sotto questo punto di vista.

La pandemia, comunque, non ha fatto altro che inserirsi in un contesto già problematico, aggravando la crisi economica con cui i giovani stanno facendo i conti da tempo. Se, in Italia, era già difficile pensare a progetti a lungo termine, con l’avvento del Covid-19 le prospettive si sono completamente azzerate e quello del diventare economicamente indipendenti è un traguardo difficile da raggiungere nei tempi che fino a qualche generazione fa erano considerati “standard”.

 

Assegno unico: un primo passo per l’Italia

Per risolvere la questione del calo della natalità sono state adottate misure in diversi Paesi europei. Per quanto riguarda il nostro Paese, si parla di erogazioni dell’assegno unico universale per i figli a carico, che partiranno dal 1° marzo 2022. È questa l’ultima misura di sostegno, in aiuto delle famiglie, messa in atto dallo Stato italiano. L’importo dell’assegno scala all’aumentare del reddito ISEE passando da un massimo di 175 euro al mese fino a un minimo di 50 euro al mese per gli ISEE più alti. A far variare l’importo dell’assegno sarà anche la numerosità della famiglia e altri parametri, come la disabilità dei figli a carico o l’età della madre inferiore ai 21 anni.

Fare un figlio rimane ancora un passo molto rischioso per le coppie di giovani adulti che si trovano a dover affrontare un’Italia in cui la situazione lavorativa è precaria e dove sono le donne, ancora una volta, a dover scegliere tra famiglia e carriera. Anche se gli aiuti forniti dallo Stato italiano sono di gran lunga inferiori rispetto alla media in Europa (basti pensare alla Germania, dove vengono erogati ben quattro assegni a sostegno delle famiglie), l’assegno unico rappresenta un primo passo per cercare di spingere le giovani coppie italiane ad allargare il proprio nucleo famigliare, incentivando la natalità.

 

 

Fonti:

  1. https://www.istat.it/it/archivio/264511 Censimento della popolazione e dinamica demografica – anno 2020;
  2. https://www.istat.it/it/archivio/264643 Natalità e fecondità della popolazione residente – anno 2020;
  3. Ibidem.

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