Fuga di cervelli: un fenomeno in rallentamento

Fuga di cervelli: un fenomeno in rallentamento

I giovani italiani sono i protagonisti della cosiddetta fuga di cervelli. Laureati ad alta specializzazione, da anni gli italiani sentono l’esigenza di costruirsi un futuro altrove. Una tendenza però, che sembra aver rallentato con l’arrivo della pandemia.

 

Quello della fuga dei cervelli è un fenomeno che caratterizza il nostro paese da diversi anni. Nel corso degli ultimi 10, quasi un milione di italiani è espatriato all’estero, con un ritmo crescente dal 2015.

Per la prima volta nel corso del nuovo millennio però, il flusso di emigrazioni risulta in diminuzione. A dimostrarlo è la ricerca effettuata dal Centro Studi e Ricerche Idos1 in base ai dati raccolti dall’Istat e dall’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire): se nel 2019 si contavano 122.020 cittadini cancellati dalle anagrafi comunali per migrazione all’estero, nell’anno successivo i cancellati sono stati 112.218.

Che si tratti di un cambiamento di rotta definitivo? O di una situazione transitoria e temporanea?

 

Cervelli in fuga: lo stato dell’arte

Che l’Italia non sia un paese per giovani talenti, è chiaro da tempo: per anni, i neolaureati italiani si sono trovati costretti a cercare la propria realizzazione all’estero, lasciando il proprio paese d’origine per trovare lavori più redditizi e in linea con il proprio percorso di studi.

Dal 2013 ad oggi, infatti, è stato rilevato un aumento del 41% dei trasferimenti per lavoro e solo nel 2018 sono stati 117 mila gli italiani emigrati all’estero, di cui 30 mila laureati.2 A far riflettere sulla gravità del fenomeno in atto sono proprio loro, i laureati. Quasi tre cittadini su quattro trasferiti all’estero hanno poco più di 25 anni e tra questi, il 32% è laureato3. Questo significa che nonostante la percentuale di laureati italiani sia nettamente inferiore a quella della media Ue – basti pensare che nel 2018 la percentuale di 30-34  enni con un livello di istruzione terziaria raggiungeva in Italia il 27,8%, contro il 40,7% della media europeaavere una laurea nel nostro Paese non offre maggiori possibilità di impiego, al contrario di quanto avviene nel resto d’Europa.

Ma quali sono le mete favorite dai cervelli in fuga? Per la maggior parte, i giovani italiani sono diretti verso paesi europei: Francia, Germania e Spagna sono sul podio ma sembrano essere sempre più considerati anche i Paesi dell’Est Europa o i Paesi nordici come la Norvegia. Inoltre, anche se ancora in misura marginale, qualcuno sceglie di uscire dall’Europa, partendo per Emirati Arabi, Cina, Giappone e Singapore4.

 

L’impatto della pandemia sul flusso della fuga di cervelli

L’emergenza sanitaria da Covid-19 si è dimostrata, finora, l’unico fattore in grado di rallentare il fenomeno dei cervelli in fuga. Secondo il Rapporto Statistico sulle migrazioni del 2021, si è registrato un calo dell’8% delle iscrizioni AIRE dopo anni di bilancio in costante positivo.

Se, da una parte, le restrizioni alla circolazione internazionale imposte dall’emergenza sanitaria hanno contribuito al rallentamento dei flussi migratori dei giovani laureati, dall’altra, non si è nemmeno assistito a un incremento significativo dei ritorni. La differenza tra rimpatri ed espatri, infatti, è rimasta costantemente negativa negli anni, comportando una perdita di 259 mila giovani di cui il 29% rappresentato da laureati: nel 2020 sono stati 9.000 i giovani espatriati mentre il rientro risulta costante tra i 2.000 e i 3.000 all’anno.

 

Effetto momentaneo o inversione di rotta?

Ora, la domanda che sorge spontanea è: si tratta di una situazione momentanea dettata dallo stop imposto dalla pandemia o possiamo dire di trovarci di fronte all’inizio di una nuova situazione di allentamento dei flussi? In entrambi i casi, è necessario domandarsi e indagare sui motivi che spingono i giovani italiani a spostarsi. Solo così sarà possibile capire come mantenere in costante ribasso i dati delle migrazioni, e magari convincere chi è partito a tornare.

La fuga dei cervelli è sempre stata un campanello d’allarme se non l’unico modo con il quale i giovani hanno potuto creare un’eco per far sentire il proprio disagio. La migrazione degli italiani verso un paese ritenuto più meritocratico è la diretta conseguenza della mancanza di prospettive occupazionali che colpisce più generazioni. Cercare fortuna all’estero, da molti anni a questa parte, non è più una scelta fuori dagli schemi ma una decisione forzata dalla necessità di cercare un’occupazione che fornisca un’adeguata remunerazione. I giovani vogliono essere ascoltati e forse, l’unico modo che abbiamo per far sì che il rallentamento dei flussi migratori non sia solo momentaneo è ascoltarli per davvero.

 

Fonti:

  1. https://www.dossierimmigrazione.it/, Centro Studi e Ricerche Idos
  2. https://www.avvenire.it/economia/pagine/cervelli-in-fuga-corte-dei-conti, Avvenire, 2021
  3. Ibidem
  4. https://www.eunews.it/2021/10/12/migrazione-italiana-post-covid-19-cosa-aspettarsi/160173 , EU News, 2022

 

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