Smart working e il fenomeno delle Grandi Dimissioni: l’effetto rimbalzo della pandemia

Smart working e il fenomeno delle Grandi Dimissioni: l’effetto rimbalzo della pandemia

Nel secondo semestre del 2021, in Italia si sono verificate più di 484 mila dimissioni volontarie¹. Scopriamo le motivazioni che stanno spingendo sempre più cittadini a lasciare il proprio lavoro.

 

Un’ondata che sta interessando tutto il mondo, chiamata Grandi Dimissioni. Il termine deriva dalla traduzione inglese “Great Resignation” o anche “Big Quit” e indica uno strano fenomeno psicologico e sociale che ha iniziato a manifestarsi, in maniera imprevista, durante la seconda metà dello scorso anno. Le prime rilevazioni di questo comportamento sono state riscontrate negli USA e, a seguire, nelle popolazioni dei paesi europei.

Ma cosa sarebbe, dunque, questa Great Resignation? In generale, parliamo di un licenziamento di massa spontaneo e sincronizzato verificatosi a partire da luglio 2021, quando ben 8,3 milioni² di persone hanno deciso di abbandonare il loro lavoro, qualunque esso fosse.

Quali sarebbero le ragioni psicologiche e sociali che si nascono dietro a questo fenomeno così particolare?

 

Le Grandi Dimissioni e le sue conseguenze

Secondo il Bureau of Labor Statistics quasi il 3% di tutta la forza lavoro americana ha lasciato il proprio impiego nel solo mese di agosto 2021.

In particolare, sono stati registrati 892 mila licenziamenti nel settore alberghiero e della ristorazione, 721 mila dimissioni nel commercio al dettaglio e 155 mila nell’ingrosso. Altre 579 mila persone hanno abbandonato i loro impieghi nella sanità e nell’educazione. Infine, oltre 700 mila abbandoni sono stati registrati nei servizi professionali e 300 mila nell’ambito manifatturiero.

Dopo gli Stati Uniti, il fenomeno delle grandi dimissioni ha colpito anche l’Europa, Italia compresa. Secondo le cifre del Ministero del Lavoro, quasi 500 mila licenziamenti volontari sono avvenuti nel secondo semestre del 2021, ovvero l’85% in più rispetto al 2020. Un fenomeno sociale ed economico dalla portata considerevole, più comune soprattutto tra Millennials e Generazione Z del nord Italia³.

La tendenza a cambiare lavoro era già aumentata nel corso degli ultimi anni, ma la ragione principale era la ricerca di un miglioramento economico. Oggi, invece, stiamo assistendo ad un fenomeno mai visto prima, strettamente legato alla situazione pandemica. Le motivazioni che stanno dietro alle Grandi Dimissioni sono connesse alla diffusione di una nuova prospettiva nei confronti del concetto stesso di lavoro.

 

Le cause: un fenomeno psicologico e sociale di difficile interpretazione

Senza dubbio la situazione sanitaria ha cambiato la vita di tutti, innescando una crisi economico-sociale di grande impatto, tanto da indurre anche chi ha un posto fisso a scegliere di cambiare strada, per andare alla ricerca di un miglioramento della qualità di vita.

Lockdown, smart working e distanziamento sociale hanno certamente portato a nuove esigenze, aspettative e priorità da parte dei lavoratori.

L’epidemia e le misure restrittive avrebbero peggiorato le condizioni di lavoro, con un notevole aumento del fenomeno del burn out, l’esaurimento da lavoro. Il Covid-19, poi, è stato un vero e proprio evento traumatico che ha aumentato le consapevolezze dell’uomo rispetto alla fugacità dell’esistenza umana, stimolando la ricerca di obbiettivi di vita più profondi e appaganti.

Un mix di fattori che ha avvicinato sempre più persone alla Yolo (You-Only-Live-Once) economy: ad aumentare è la necessità di diventare indipendenti, guadagnare in autonomia e gestire come meglio si crede il proprio tempo e luogo di lavoro. Secondo le ultime ricerche di Oliver James, questo è dovuto all’assaggio di libertà lavorativa che la pandemia ha concesso e alla voglia di ritrovare un equilibrio più sano fra vita e lavoro.

 

Il ruolo dello smart working e le previsioni future

A contribuire a questa tendenza al licenziamento, c’è anche la propensione a ricercare un lavoro in smart working, considerata una modalità di lavoro comoda, pratica e flessibile, che prima della pandemia era quasi sconosciuta in Italia.

Il lavoro smart, durante e dopo la pandemia, ha migliorato la vita di tanti, eliminando i tempi degli spostamenti casa-lavoro, migliorando le relazioni familiari e aumentando il tempo da dedicare a sé stessi e alla propria casa. Da un recente studio di Bloomberg, però, è emerso che spesso lavorare da casa non è poi così vantaggioso. Sembrerebbe infatti che il lavoro da remoto sia quasi esagerato: in media la giornata lavorativa dura da una a tre ore in più, le riunioni sono prolungate e si mandano anche più mail, almeno 8 al giorno fuori dall’orario prestabilito?. Questo è dovuto dall’incapacità di distaccarsi totalmente dal lavoro quando si è a casa, aumentando lo stress e la stanchezza.

Stando alle statistiche dell’Inps, però, la valutazione complessiva che emerge è positiva: la stragrande maggioranza dei lavoratori intervistati è propenso a utilizzare questa forma di lavoro in maniera diffusa anche in futuro.

Per concludere, oggi chi sceglie di lasciare il proprio lavoro, lo fa per andare alla ricerca di una realtà che aumenti il suo benessere mentale e la sua gratificazione, che rispetti il suo tempo libero e gli permetta di sviluppare competenze più mirate e soddisfacenti.

 

 

 

 

Fonti:

1. https://www.igeacps.it/great-resignation-cosa-ci-insegna-il-fenomeno-delle-grandi-dimissioni/

2. https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/17/usa-il-fenomeno-delle-grandi-dimissioni-in-agosto-43-milioni-di-lavoratori-hanno-lasciato-il-posto-la-causa-piu-frequente-e-il-burnout/6354966/

3. https://www.linkiesta.it/2021/12/grandi-dimissioni-italia/

4. https://quifinanza.it/lavoro/lavoro-smart-working-il-fenomeno-della-great-resination-scalza-il-mito-del-posto-fisso/573158/

 

 

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