Gli italiani e il volontariato: come aiutare chi ha più bisogno

Gli italiani e il volontariato: come aiutare chi ha più bisogno

Il volontariato è stato protagonista di una notevole crescita nell’ultimo periodo, soprattutto per via della pandemia. Chi sono le persone che si danno più da fare e in quali attività sono coinvolte?

 

Il settore del volontariato in Italia, come nel resto del mondo, ha subìto negli ultimi anni profondi cambiamenti. Da un lato è cresciuta nelle persone la consapevolezza dell’importanza delle attività di volontariato, dall’altro sono cambiate le modalità operative delle organizzazioni che hanno dovuto adattarsi alla nuova situazione portata dalla pandemia.

In occasione del 5 dicembre, data in cui si celebra la Giornata Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Economico e Sociale (International Volunteer Day), istituita nel 1985 dalle Nazioni Unite con la Risoluzione 40/212, è interessante approfondire questo argomento indagando le motivazioni che spingono a fare volontariato e come esso venga svolto.

La Giornata del Volontariato è stata ideata proprio per valorizzare l’importanza dei volontari e delle attività che svolgono in tutto il mondo e per incentivare la partecipazione solidale dei cittadini, chiamati a impegnarsi in prima persona per aiutare chi ha più bisogno. In particolare, quest’anno lo slogan scelto è “Diventa volontario per un futuro condiviso”, un invito ad essere in prima linea per il bene delle persone e del pianeta così da assicurare alle prossime generazioni un futuro migliore.

 

I numeri del volontariato in Italia: un approfondimento

In Italia, così come in Europa, il volontariato è in crescita. Da una ricerca sul Terzo Settore Europeo si evince che, dei quasi 30 milioni di individui coinvolti1, la maggior parte porta avanti attività di sostegno informali a comunità, amici o familiari, mentre una parte più piccola prende parte alle attività organizzate da enti del terzo settore.

A livello europeo, secondo i dati raccolti da Eurostat, a fare volontariato informale sono per la maggior parte persone di sesso femminile con un livello di istruzione elevato: il 28,4% dei volontari ha un’istruzione secondaria o universitaria, mentre solo l’11,5% ha un’istruzione di livello primario2.

In Italia ritroviamo una situazione simile a quella del contesto europeo, anche se il nostro Paese non è ai primi posti per numero di volontari (siamo 22esimi su 28 Paesi). Secondo i dati Istat disponibili, in Italia svolgerebbe attività di volontariato circa una persona su otto, ovvero oltre 6 milioni e mezzo di cittadini3. Di questi, i più svolgono attività di gruppo in un’organizzazione mentre una minoranza lo fa in modo non organizzato. A livello geografico, le regioni del Nord sono quelle dove il volontariato è più praticato, mentre il Sud registra minori livelli di partecipazione.

Qual è il profilo del volontario in Italia? Il volontario medio italiano è un uomo di mezza età (55-64 anni) con un livello di istruzione alto (laurea). Proviene da una famiglia agiata, ha un lavoro stabile e dedica alle attività di volontariato all’incirca 20 ore al mese. Dove svolge volontariato? Perlopiù in organizzazioni con finalità religiose oppure ricreative e culturali, ma anche nel settore sanitario e sociale; una minoranza si dedica ad attività sportive, all’ambiente e all’istruzione.

 

L’impatto della pandemia sul volontariato

La pandemia ha portato a rivalutare il ruolo dei volontari. Nel solo 2020 infatti, in Italia si sono registrate 60.000 nuove iscrizioni alla Rete Internazionale della Croce Rossa (IFRC), a dimostrazione della volontà di molti cittadini di dare una mano in una situazione di emergenza.

I volontari si sono attivati con tantissime iniziative quali la distribuzione di mascherine, farmaci, cibo e beni di prima necessità ai malati, agli anziani, alle persone fragili e ai più bisognosi. Altrettanto utile è stato l’apporto di chi ha interagito e fornito assistenza, anche solo telefonica, alle persone sole o in quarantena.

Tutte attività che sono state organizzate con le poche risorse disponibili, in un contesto di restrizioni e limitazioni alla socialità che hanno posto le organizzazioni e i gruppi autonomi di fronte a tante difficoltà. Eppure, ciò non ha impedito a tanti concittadini di riscoprire il valore della solidarietà dedicando parte del proprio tempo libero al volontariato.

 

L’iniziativa #1MillionHours2Help di BNP Paribas per promuovere il volontariato aziendale

Nell’ambito del programma #1MillionHours2Help promosso dal Gruppo BNP Paribas, BNP Paribas Cardif ha preso parte a importanti iniziative a livello nazionale, come In Farmacia per i Bambini, il progetto portato avanti dalla Fondazione Francesca Rava per sensibilizzare sull’importanza dei diritti e della salute dei bambini per fornire loro aiuto concreto attraverso una raccolta di farmaci e altri prodotti sanitari.

All’interno del programma rientra il progetto di volontariato Junior Achievement in collaborazione con UNICEF. I collaboratori di BNP Paribas Cardif Italia, mettendo a disposizione la propria esperienza professionale, hanno fornito un supporto concreto ai giovani studenti in situazioni di marginalità che hanno elaborato soluzioni innovative e sostenibili per rispondere a problematiche sociali concrete. L’attenzione della società nei confronti dei temi di diversity e inclusion si riflette nella partnership avviata con la onlus PlayMore! grazie alla quale i collaboratori di BNP Paribas Cardif Italia hanno preso parte ad attività sportive insieme ai ragazzi con disabilità, acquisendo consapevolezza sui temi di sport, salute e inclusione.

Sempre nell’ambito di questo programma, BNP Paribas Cardif ha avviato una collaborazione con Legambiente, per rendere la periferia di Milano più pulita e migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti così da avere un impatto ambientale positivo.

È grazie a iniziative di questo tipo, e ai cittadini pronti ad aderirvi, che è possibile portare aiuto a chi ne ha più bisogno. La Giornata Mondiale del Volontariato è una buona occasione per sensibilizzare sull’argomento e spingere sempre più persone a darsi da fare per il bene della comunità.

 

Fonti

  1. The Size and Composition of the European Third Sector, 2018
  2. Eurostat, Social participation and integration statistics, 2017
  3. Rilevazione ISTAT, Attività gratuite a beneficio di altri, 2013

 

 

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