Come è andata oggi online?

Come è andata oggi online?

Ripartire dall’educazione digitale per costruire un nuovo contesto familiare, scolastico e sociale incentrato sullo scambio e la condivisione.

 

Gli ultimi due anni hanno fortemente inciso e modificato il vissuto quotidiano della popolazione dell’intero globo, costringendo tutti a fermarsi, cambiare i propri ritmi e le abitudini, modificare modalità lavorative, di vita domestica e sociale e, di conseguenza, a riflettere e mettere in discussione valori, ruoli lavorativi e familiari (tra genitori e figli, all’interno della coppia, con i propri datori di lavoro, con gli insegnanti dei propri figli, con amici, conoscenti, ecc…).

 

La condivisione del tempo e degli spazi di casa: la famiglia ai tempi del lockdown

In questa situazione, completamente nuova e inaspettata, dove spesso l’unica certezza è stata la mancanza di certezze, l’utilizzo del web, dei social e del mondo online ha rappresentato un’ancora di salvezza per adulti e ragazzi, garantendo la possibilità di riprendere a svolgere il proprio lavoro (laddove la tipologia lo consentiva o creando nuove opportunità di business in maniera innovativa) e continuare a studiare dando vita alla DAD (Didattica a Distanza) e alla DDI (Didattica Integrata a Distanza, con modalità mista di insegnamento in presenza e a distanza, soprattutto per le scuole superiori). Nella maggior parte dei casi, è emersa la necessità di condividere i propri spazi e la propria casa con i familiari, cercando di scandire il tempo delle lezioni e del lavoro online, dello svago, dei rapporti a distanza, con le difficoltà generalizzate di avere tutti uno spazio domestico personale, una connessione e un device con il quale fare tutto ciò. Una vera impresa per ogni famiglia! 

Questo ha portato repentinamente a una prima vera grande difficoltà: la strutturazione e la condivisione del tempo. Prima del periodo pandemico, il nostro tempo e quello dei nostri ragazzi era scandito, a volte fino all’esagerazione, tra impegni di lavoro e scolastici. Con le relative restrizioni, l’organizzazione del tempo è diventata meno prevedibile, spesso esposta a cambiamenti in cui possono esserci anche grandi spazi vuoti in quanto privati delle consuetudini e delle attività che generano maggior piacere, che sono quelle in cui i giovani (e non solo!) investono maggior energia e interesse: la colazione prima di scuola la mattina, il caffè in pausa al lavoro, praticare sport il pomeriggio o dopo l’ufficio, uscire nel weekend, ecc.

 

L’online come piazza virtuale: ridefinire la propria identità e affrontare la noia

Per adulti e ragazzi, in ognuno di questi momenti, fare foto ricordo e condividerle online è ormai diventato usuale, ma mentre per gli adulti ha motivazioni meno “categorizzabili”, per i ragazzi risulta fondamentale farlo, per mostrare che si è parte di un gruppo e che si “esiste”, che si è riconosciuti dai pari, impegnati in quella fase di vita, di preadolescenti e adolescenti, dove si definisce e ridefinisce la propria identità di fronte al mondo.

Per gli adulti questo è difficilissimo da capire, prima di tutto perché avendo consolidato la capacità di gestire le proprie emozioni e relazioni, sono maggiormente in grado di utilizzarle e gestirle nei momenti di difficoltà e incertezza come quello attuale. In secondo luogo, perché sono, in generale, il frutto delle “vecchie” modalità generazionali di crescita, quelle che avevano a disposizione e frequentavano i cortili dei propri condomini, gli oratori e/o i parchetti di fronte casa, dove, allora, i ragazzi erano liberi di giocare, controllati dalla “famiglia allargata” costituita dal vicinato, poichè i pericoli peggiori erano cadere e sbucciarsi gomiti e ginocchia o non essere scelti nella squadra dei più forti!

Molto spesso, oggi, i ragazzi hanno la vita organizzata dai genitori nei minimi dettagli: dalla scuola a tutte le iniziative e corsi sportivi, laboratori creativi, musica, ecc. Più per rispondere alle idee degli adulti, legate all’ambizione di crescere individui “vincenti”, che per esigenze pratiche. Il Coronavirus ha imposto un blocco temporaneo alle attività ricreative, spostando online tutto il resto, tranne la nostra attenzione.

Purtroppo, infatti, la vita virtuale dei ragazzi, le loro frequentazioni sui social, i loro amici virtuali magari mai visti di persona o sconosciuti, non sono oggetto del nostro monitoraggio e attenzione tanto quanto quella reale. Si sono spostati dalle classi, dai campi di gioco, dai parchetti, dalle piazze dei centri commerciali, alle “piazze virtuali”, dove spesso hanno sperimentato una nuova situazione difficile da affrontare da soli: la noia. Eccola qui, la parola che spesso incute, in grandi e piccini, una sensazione di vero terrore e impotenza, nonché di frustrazione negli adulti, che invece dovrebbero porsi le domande giuste: perché mio/a figlio/a non ha voglia di studiare, leggere, parlare? Perché passa tutto il suo tempo davanti a un device? C’è un problema? Come lo posso aiutare?

 

Sintonizzarsi sul canale adolescenza: come mettersi in ascolto

In primo luogo, dovremmo sempre contestualizzare i sentimenti e i comportamenti nelle situazioni in cui ci si trova: mio/a figlio/a è sempre stato/a così? Ha sempre avuto questo atteggiamento demotivato, poca voglia di studiare e ha sempre preferito estraniarsi con cuffiette e pc? Oppure, tutto questo è iniziato con la pandemia e la mancanza di attività con i propri pari?

La noia, il trascorrere il proprio tempo in quelle che gli adulti possono definire “attività inutili”, non possono e non devono essere vietate o demonizzate (anche perché potrebbero aggiungersi rabbia e aggressività) ma comprese, mettendosi in ascolto per cercare di migliorare, far crescere ed evolvere la loro relazione.

Mettersi in ascolto sulle sue “trasmissioni”, che potrebbero non essere quelle che auspicavamo o desideravamo da lui, ma che potrebbero fargli capire che ci siamo e che siamo pronti ad ascoltarecondividere, non giudicare. Come? Cominciando a dar loro motivazioni positive, come provare magari a organizzare e realizzare insieme qualche attività a casa, un’attività alla quale il proprio figlio possa dedicare attenzione e ottenere dei riconoscimenti unanimi da tutti i familiari.

 

Cosa è successo su internet oggi? Genitori, figli e nuove tecnologie

In questi – quasi – due anni, abbiamo avuto genitori e ragazzi che ci hanno raccontato di aver cominciato a giocare insieme ai videogiochi e, non ci crederete mai, a dover poi fare i conti con adulti agguerriti e “stregati” dagli stessi giochi dove sono, spesso, diventati bravi quasi quanto o più dei propri figli! Realizzare incontri su zoom con i nonni o parenti lontani, fare la spesa online, organizzare lezioni di fitness per tutta la famiglia dopo aver cercato video su YouTube, cucinare insieme ricette improbabili o classiche (tutti a fare pizza e pane!), aiutare fratelli e sorelle nei compiti. Gli adolescenti hanno bisogno, e sono alla ricerca, di esempi e valori positivi nei quali rispecchiarsi, attività familiari per sentirsi “unici” e crescere in maniera positiva e sana, anche includendo all’interno del rapporto genitori-figli l’uso delle nuove tecnologie – il web e i social – in modo che diventino parte “integrante” del nucleo familiare. Un mondo che non divida, ma che aiuti a condividere le diverse esperienze e vissuti, conoscendo e apprendendo insieme, genitori e figli, i segnali di allarme per riconoscere i rischi per la propria salute fisica e psichica.

Lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini parla di un paradosso: “Il paradosso è che i bambini crescono con gli schermi, fra gli 8 e i 12 anni ricevono lo smartphone e poi, da adolescenti, si sentono dire che da quella stessa tecnologia devono stare lontani”. Da anni Lancini afferma come, secondo il suo punto di vista, una delle domande che bisognerebbe fare agli adolescenti, invece di impedire loro l’uso dello smartphone è: “Come è andata oggi online? Cosa è successo su Internet?”.

Quella che potrebbe sembrare una banale provocazione, è invece un’innovativa e vincente modalità che ci vede ogni giorno impegnati a promuovere nelle scuole con i professionisti di FARE X BENEla diffusione dell’educazione digitale, della collaborazione tra genitori e adulti di riferimento, come gli insegnanti, per costruire un contesto familiare, scolastico e sociale, rispecchiandosi reciprocamente con i ragazzi, così che possano diventare più attivi nel loro stesso processo educativo, arrivando a costruire saperi e apprendimenti reciproci.

 

L’impegno di BNP Paribas Cardif per combattere l’odio online

BNP Paribas Cardif è una realtà socialmente responsabile e attenta a tematiche come bullismo, odio online e utilizzo consapevole delle nuove tecnologie: è per questo che ha deciso di supportare la start-up a vocazione sociale Bodyguard, in collaborazione con FARE X BENE Onlus, per sviluppare “Bodyguard per le Famiglie”, un sistema di cyberprotection con cui i genitori possono proteggere i propri figli dalle forme d’odio che circolano sui social network. Guarda il video e scopri di più:

Cominciamo insieme, da questo nuovo anno scolastico, che sicuramente porta già con sé molte incognite, ma come scritto e visto insieme fin qui, dona anche nuove sfide e opportunità da vivere e condividere con i propri figli e familiari.

 

 

Giusy Laganà

Docente e Segretario Generale FARE X BENE ONLUS

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