L’importanza dell’alfabetizzazione per un futuro migliore

L’importanza dell’alfabetizzazione per un futuro migliore

La Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione è l’occasione giusta per sensibilizzare riguardo l’importanza della scolarizzazione di individui, comunità e società per garantire a tutti un futuro migliore.

 

In tutto il mondo, l’8 settembre è la Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione. Istituita nel 1966 dall’UNESCO, questa occasione mira a ricordare a tutti l’importanza dell’istruzione e la necessità di aumentare gli sforzi per avere società più istruite.

Il problema dell’alfabetizzazione è uno dei punti chiave dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un obiettivo che va di pari passo con la semplificazione dell’accesso all’istruzione per dare a tutti la stessa possibilità di apprendimento. Una delle situazioni più delicate e meritevoli di attenzione è rappresentata dell’analfabetismo funzionale, ovvero la capacità di leggere e scrivere, quindi di esprimersi, ma senza raggiungere un livello adeguato di comprensione e analisi di un discorso complesso. L’anno scorso, non a caso, il tema della Giornata è stato “L’insegnamento e l’apprendimento nella crisi Covid-19 e oltre” declinato in varie iniziative online, in quanto la crisi legata alla pandemia ha sottolineato ancora di più il gap tra discorso politico e realtà.

 

La situazione nel mondo

Secondo i dati di UNESCO aggiornati al 2017, sono 750 milioni i giovani e gli adulti che non posseggono un’istruzione base1, di cui due terzi sono donne, e dal 2015 ad oggi, 412 milioni (dato in continuo aumento)2 i bambini e le bambine che all’età di 10 anni ancora non sono riusciti ad acquisire le competenze di alfabetizzazione.

Per misurare la portata della crisi dell’apprendimento globale è stato creato uno strumento di analisi interattivo: The Lost Potential Tracker. Nato dalla campagna ONE, Global Partnership for Education (GPE) e Save The Children, sulla base dei dati ufficiali forniti dalla Banca Mondiale, dall’UNESCO e dalle Nazioni Unite, il tracker indica il numero di minori che non hanno acquisito competenze di alfabetizzazione di base perdendo una tappa fondamentale per accedere a un futuro migliore.

Senza l’impegno a finanziare efficacemente l’istruzione per tutti, il mondo potrebbe rischiare di perdere la prossima generazione di medici, insegnanti e leader.

 

Il punto in Italia

L’Italia conta quasi 13 milioni di adulti (fascia d’età che va tra i 25 e i 64 anni) con un livello di istruzione basso3 – l’equivalente della terza media – che corrispondono a circa il 20% della popolazione adulta europea (66 milioni di individui totali)4, a testimonianza di un’emergenza che caratterizza ormai da tempo il Paese ma che ora rischia di produrre rallentamenti in vista della ripartenza da post pandemia.

Un adulto su due necessita di una riqualificazione per via di competenze obsolete – o che lo diventeranno a breve – a causa dell’innovazione e della digital transformation in atto. Il paradosso è che in Italia ci si istruisce poco: la quota di adulti che partecipa ad attività formative è tra le più basse a livello internazionale e, nonostante la laurea, gli italiani possiedono scarse capacità digitali, di alfabetizzazione e di calcolo.

 

Analfabetismo digitale

Secondo l’OCSE solo il 31% degli italiani ha un livello di alfabetizzazione digitale sufficiente, tanto che l’Italia è il quartultimo paese europeo per analfabetismo digitale. L’asse economico-lavorativo è quello che ne risente maggiormente: scarse abilità digitali nei candidati portano ad una difficoltà da parte delle aziende nel trovare profili particolari, condizione che impatta sull’economia italiana.

Anche le nuove generazioni molto spesso si trovano di fronte a un sistema educativo non all’altezza delle aspettative di un mondo “digitalizzato”: smartworking e DAD sono esempi lampanti della necessità di ripensare ad un modello che valorizzi la componente digitale.

I lockdown e le misure di distanziamento sociale dell’ultimo anno hanno ridefinito le priorità degli italiani, i quali hanno “normalizzato” alcune attività come fare la spesa online, gestire il proprio home banking, seguire le lezioni scolastiche e partecipare a riunioni virtuali.

Ecco, dunque, che iniziano a nascere possibili soluzioni per arginare il livello di analfabetismo digitale italiano: digitalizzare le scuole, formare insegnanti e dipendenti, promuovere programmi di alfabetizzazione digitale per anziani, disoccupati e categorie protette a rischio di esclusione sociale.

 

 

Fonti:

1 Rapporto UIS (Unesco Institute for Statistics) No. 45 Settembre 2017

2 Lost Potential Tracker

3 Comunicato stampa del 27/01/2021 di INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche)

4 Articolo di Scuola24 (Quotidiano della Formazione dell’Università e della Ricerca de Il Sole 24 Ore) in data 27/01/2021

 

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