Back to school, Back in class!

Back to school, Back in class!

Didattica di realtà: come agevolare un percorso educativo socializzante a partire dalla ricostruzione della scuola in presenza

 

Bambini e adolescenti possono essere spaventati, ansiosi e intimoriti per il proprio presente e futuro. Sono stati due anni difficili per tutti, certo, ma occorre rivolgere loro un’attenzione maggiore, cercando di superare questa pandemia con una particolare consapevolezza nei confronti della loro salute mentale, cominciando con il dare a questa tematica la giusta rilevanza.

 

Disturbo da disadattamento: ansia e stress da lockdown

Gli adolescenti sono psicologicamente provati, molto stanchi e avvertono un forte senso di precarietà e di disagio che si manifesta attraverso i sintomi di ansia e stress. Tutto questo si è acuito nella seconda fase della pandemia: il disturbo post traumatico da stress, legato al lockdown di marzo, si è trasformato in un disturbo da disadattamento con una sintomatologia più stabile e più duratura, che sta provocando anche sintomi fisici, come somatizzazioni e problemi di concentrazione importanti con conseguenze sul piano scolastico nel medio e lungo termine.

Uno studio a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, realizzato insieme all’università della Campania Vanvitelli, ha constatato un aumento dei disturbi d’ansia e depressivi del 14%.[1] Con la pandemia, inoltre, si è registrato un allarmante aumento di accessi al pronto soccorso e di ricoveri di ragazzi e ragazze in stato di sofferenza psicologica acuta. Fra le cause di tali accessi, una particolare rilevanza ha quello che viene definito come l’attacco al corpo, cioè le varie espressioni attraverso le quali il malessere adolescenziale si manifesta.

Dobbiamo essere noi, in quanto comunità di adulti ed educatori, a ragionare con grande attenzione su “cosa” accadrà al rientro in classe di ragazzi e ragazze.

 

Ri-educazione alla socialità: l’abitudine sana dello stare insieme

I giovani in età scolare in questi due anni hanno frequentato i loro compagni e i loro pari in modo disorganizzato: si sono visti di rado e di questa modalità di frequentazione ne osserviamo già ora le conseguenze in negativo, sia da un punto di vista relazionale che rispetto alle performance scolastiche.

L’obiettivo clinico e sociale che ci deve guidare è quello di un accompagnamento di questi giovani ad un ritorno ad una qualità relazionale di valore, in equilibrio tra la frequenza in presenza e quella da remoto. Lavorare insieme per una ri-educazione alla socialità tenendo conto delle differenze individuali e del grave trauma socio-relazionale che hanno vissuto e che stanno ancora attraversando. Genitori, insegnanti, enti e associazioni impegnate in progetti e percorsi scolastici, come FARE X BENE, devono condurre con gradualità progettuale e psichica ad una riappropriazione dell’abitudine dello “stare insieme”, sostenendo i ragazzi con modalità autentiche e reali.

 

Un cambio di paradigma: il corpo come mezzo relazionale

È importante lavorare con i giovani sulla perdita dei riti di passaggio propri dell’adolescenza ed in particolare sul valore del corpo come mezzo relazionale e come strumento di scambio tra mondo interno e mondo esterno.

  • Relazioni (live/online). Pensiamo ai ragazzi di 15 -16 anni che, fisiologicamente, si trovano in un momento delicato del loro sviluppo psico-emotivo a causa di insicurezze, timore di non essere accettati, bisogno di relazionarsi con i coetanei. Tutte le debolezze sono state amplificate dalla pandemia. Il solo contatto visivo non riesce a essere soddisfacente. Ci si relaziona con una parte frammentata di un viso e non si ha il senso della totalità della persona, soprattutto per le nuove conoscenze.
  • Elaborazione del trauma (immagini/film/video/musica). Bambini e ragazzi hanno avuto una rappresentazione mentale del virus fatta di immagini drammatiche e si sono ritrovati con l’angoscia di essere definiti come possibili portatori del contagio, mettendo a rischio la vita dei famigliari; vivendo un conflitto interiore tra la voglia di libertà, di leggerezza, di socializzazione, di scoperta del mondo, che è tipica della loro età, e il terrore di distruggere tutto ciò che hanno di solido.
  • Empowerment femminile. Un altro aspetto specifico e che necessita attenzione da parte di tutti, e su cui è doveroso concentrarsi, è quello relativo alla posizione delle donne e dell’empowerment femminile. Dopo il periodo di emergenza si sono registrati abbandoni scolastici e lavorativi da parte delle giovani donne. Per questo dobbiamo offrire, nei mesi a venire, progetti e iniziative creati ad hoc per il loro sostegno, il potenziamento della loro posizione e delle loro abilità nella società.

In conclusione, pre-adolescenti e adolescenti devono tornare a confrontarsi e conoscersi sui banchi di scuola per superare le loro fragilità. Per questo è importante l’affiancamento di personale esperto e l’ascolto da parte dei loro adulti di riferimento. È fondamentale ricordarci che l’istruzione è per tutti e di tutti e che la scuola di oggi deve intervenire con un cambio di paradigma educativo, trasmettendo competenze relazionali e psicologiche che possano anche aiutare a rimuovere i disagi sociali. Per superare queste difficoltà, sarebbe utile lavorare anche sulla formazione dei docenti, una formazione specifica che porti ad acquisire competenze necessarie prima per loro e poi per i loro alunni.

 

Didattica di realtà: verso la ricostruzione della scuola in presenza

La didattica dovrebbe tornare ad essere una “didattica di realtà”, con insegnamento e ricerca di soluzioni per stimolare i ragazzi a documentarsi sull’aspetto teorico, scientifico, letterario, utilizzando i mezzi di comunicazione in maniera evoluta e complessa. Il maggior paradosso nell’era dei media sembra essere, infatti, la carenza di comunicazione sia verticale che orizzontale: tutti collegati, ma tutti più distanti. Tornare, quindi, ad agevolare un percorso educativo socializzante, in rapporto con altri ragazzi, realizzabile anche attraverso i “compiti di realtà”, come una discussione/dibattito in classe, lasciando spazio agli alunni e stabilendo poche regole chiare ma ferme. Il lavoro dovrà essere di ricostruzione della scuola in presenza, spendendo nuove energie e utilizzando tutte le armi e soluzioni possibili per supportare, formare e coinvolgere sia la classe docente che i giovani, per arrivare ai loro genitori. Siamo pronti e non vediamo l’ora di cominciare, per e con i ragazzi!

 

Dott.ssa Irene Simi de Burgis

Comitato scientifico FARE X BENE ETS

 

 

[1] Covid, psicanalista Lucattini: “Adolescenti sfiniti, più disagio in seconda fase” (adnkronos.com)

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