Preadolescenza e cambiamento

Preadolescenza e cambiamento

Dinamiche di sviluppo e difficoltà relazionali nel mondo reale e virtuale

 

Tra gli 11 e i 13 anni i ragazzi non sono più bambini, ma neppure adolescenti. Questa età di mezzo è caratterizzata da cambiamenti specifici e complessi e, per questo motivo, deve essere considerata come una fase evolutiva autonoma, un momento di transizione verso la temuta e agognata adolescenza.

 

La preadolescenza è l’età del cambiamento

La preadolescenza coincide con gran parte del ciclo della scuola secondaria inferiore. Questo periodo è determinato da un’accelerazione della crescita del bambino e dalle conseguenti risonanze psicologiche, sia sul piano intellettuale che su quello affettivo-sociale. Il corpo si sviluppa e cambia, travolgendo tutti gli attori dentro la tempesta della crescita: il ragazzo/la ragazza, i genitori e la scuola.

La preadolescenza è di certo l’età dei cambiamenti, delle trasformazioni corporee e del modo di pensare e comportarsi: coincide con la pubertà, il momento nel quale il fisico si modifica seguendo lo sviluppo biologico e la mente e i suoi pensieri “cercano di stargli dietro”. È il periodo in cui quello che dicono e pensano amici e compagni risulta essere più importante e reale di tutto il resto.

Il corpo comincia dunque a trasformarsi in maniera repentina e irregolare e può diventare bersaglio degli sguardi altrui, soprattutto tra i pari. Tutto porta i giovani preadolescenti a sentirsi “strani”, diversi, come fossero diventati improvvisamente qualcosa o qualcuno che non riconoscono e che li fa sentire vulnerabili o non abbastanza interessanti rispetto agli altri.

Per molti di loro questi cambiamenti sono vissuti come traumatici e fuori controllo, alcune parti o aspetti di queste modifiche sono accettate mentre altre sono rifiutate: la mancata integrazione psicologica delle trasformazioni corporee porta i preadolescenti a vivere stati emotivi di ambivalenza, tristezza, rabbia, vergogna.  Sono queste emozioni che spesso portano alcuni ragazzi a rivestire i ruoli di bullo e vittima.

A governare questi passaggi delicati si presenta, tra gli attori in gioco, un nuovo elemento, che ha forza dirompente, e che fa da regista a quanto accade in questi bambini: sono le “pulsioni”. Queste spinte propulsive psico-emotive si concretizzano sul corpo manifestandosi in quei comportamenti caratteristici dell’età a cui a volte fatichiamo a dare senso. Fra questi comportamenti rientrano il dire parolacce, l’essere provocatori, lo sperimentare la propria mascolinità attraverso un utilizzo del corpo, a volte aggressivo, per esempio con spintoni, risse, prove fisiche della propria forza, e riti iniziatici o accrescendo la propria femminilità iniziando a curare maggiormente l’abbigliamento, a mostrare il corpo e le sue forme.

Questi passaggi fondamentali ed evolutivi avvengono in una continua contrattazione tra le spinte biologiche e il mondo circostante già carico di richieste e di difficili palcoscenici.

 

L’importante è affrontare il cambiamento nel modo giusto

I cambiamenti sopracitati e il modo in cui si affrontano sono certamente passaggi estremamente complessi poiché influiscono sullo sviluppo della loro identità e della loro struttura personologica. È da questo momento di confronto, con sé stessi e con i pari, che questi ragazzi si trovano a mettere alla prova le loro nuove capacità di adattamento. L’aspetto fisico, come è noto, influenza l’immagine di sé, l’autostima, lo status sociale e la popolarità.

Il preadolescente si accorge che tutti questi cambiamenti influenzano il suo rapporto con il mondo circostante sia con adulti che con i pari, nel bene e nel male. Il bambino e la bambina si accorgono quasi con shock che nel mondo in cui abitano ci sono profonde differenze non solo di genere, ma anche ascrivibili ad altri criteri e che, proprio da questi, derivano giudizi e pregiudizi a volte anche molto dolorosi.

Infine, quando sono presenti nei bambini delle diversità (orientamento sessuale, etnia, professione religiosa) o le loro trasformazioni fisiche risultano più evidenti o in anticipo rispetto agli altri, queste possono essere vissute in modo drammatico e negativo poiché possono portare a giudizi non voluti o derisione, non solo attraverso le parole nel mondo reale, ma soprattutto nel mondo virtuale attraverso meme, gif, immagini private, denigrazione o esclusioni dal gruppo.

Alcuni di questi ragazzi, purtroppo, proprio a causa della delicatezza e della complessità di questi movimenti di cambiamento interni ed esterni, si scoprono vulnerabili; per esempio, quando sono a scuola o in rete, diventano soggetti facili da vittimizzare e da attaccare e spesso diventano i bersagli di bullismo e cyberbullismo, soprattutto all’interno di luoghi virtuali dove i genitori hanno poco accesso e relativo controllo.

La cultura e la società influenzano ideali estetici sociali che i nostri preadolescenti rincorrono ad ogni costo anche quando questi modelli diventano irrealistici e inaccessibili e li conducono ad una inevitabile sofferenza e a successivi comportamenti disfunzionali (bullismo, ritiro sociale, disturbi alimentari).

I gruppi giovanili dei pari portano al loro interno una forte tensione verso l’uniformità spingendo a percepire chi non è conforme come una minaccia, per sé stesso e per la sopravvivenza del gruppo: il “diverso” va allontanato dalla scena. Nel mondo virtuale, quello dei social e dei videogame (soprattutto) questo sembra essere addirittura amplificato, non solo in termini di effetti sulla vittima, intesi come conseguenze sul piano scolastico, psicologico e di sviluppo, ma anche come qualità dell’azione violenta e di aggressione.

 

L’impegno di BNP Paribas Cardif per combattere l’odio online

BNP Paribas Cardif è una realtà socialmente responsabile e attenta a tematiche come bullismo, odio online e utilizzo consapevole delle nuove tecnologie: è per questo che ha deciso di supportare la start-up a vocazione sociale Bodyguard, in collaborazione con FARE X BENE Onlus, per sviluppare “Bodyguard per le Famiglie”, un sistema di cyberprotection con cui i genitori possono proteggere i propri figli dalle forme d’odio che circolano sui social network. Guarda il video e scopri di più:

 

Il ruolo di scuola e genitori nel periodo della preadolescenza

Gli educatori, la scuola e i genitori hanno il compito di accompagnare questi ragazzi nel difficile periodo che stanno attraversando, aiutandoli a conoscere e accettare il loro corpo e le loro identità ancora in divenire. Hanno il compito educativo di lavorare in classe e nei contesti sui temi della diversità come arricchimento dell’individualità e società e non come un nemico da demonizzare e da attaccare.

I comportamenti di bullismo, cyberbullismo o più generalmente di violenza tra pari in preadolescenza sono presenti e gravi come nelle età successive e sono perpetrati sia da maschi che da femmine. Il bullismo di tipo verbale e relazionale comporta conseguenze serie ed importanti nello sviluppo della mente del minore.

Sono gli adulti di riferimento (scuola-famiglia) che hanno il dovere di prendere coscienza dell’esistenza del bullismo e del cyberbullismo, delle loro caratteristiche e dimensioni e, attraverso programmi mirati alla sensibilizzazione, prevenzione e formazione adeguata, raggiungere l’obiettivo finale, ovvero il ridimensionamento del fenomeno stesso.

 

Dott.ssa Irene Simi de Burgis

Psicologa-psicoterapeuta

Comitato scientifico FAREXBENE

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