Il peso delle parole e delle emoticon, e non solo, nei nuovi gerghi giovanili

Il peso delle parole e delle emoticon, e non solo, nei nuovi gerghi giovanili

Scegliere attentamente le parole da non dire: questo è un concetto molto caro ai professionisti che realizzano i progetti di FARE X BENE, poiché richiede di concentrarsi su ciò che si vuole comunicare e sul come le parole più importanti siano spesso quelle che non vengono pronunciate, quelle legate ai gesti e al linguaggio che, purtroppo, possono ferire nel profondo.

 

L’evoluzione del linguaggio nell’epoca dei social media

Il linguaggio è, a partire dalla diffusione globale dei social media, delle chat e delle community, al centro di quella che è possibile definire una vera e propria rivoluzione epocale. Neologismi, abbreviazioni, sigle e mescolanze linguistiche che diventano slang, un gergo utilizzato dai più giovani, che da sempre sono quelli che meno si rifanno ai preconcetti sociali e attingono da acronimi e parole inglesi, mescolate poi con l’italiano e spesso fuse con il dialetto regionale.

I ragazzi non utilizzano questo linguaggio solo nelle chat: guardando alla scuola, spesso si incontrano, soprattutto in questi due anni di DAD e lezioni a distanza alternate, ragazzi e ragazze che parlano e scrivono una sorta di e-taliano (cioè ogni forma e varietà di italiano sviluppatosi attraverso il suo utilizzo telematico).

Il vocabolario degli onliner si genera ed evolve, quindi, sul web, attraverso i social media, i videogiochi e le app di instant messaging, anche per effetto di una concreta globalizzazione sociale, terreno fertile in cui prolifica l’esterofilia e che attrae la novità.

C’è chi impara l’inglese giocando e chi, pur non conoscendo la lingua, riesce comunque ad interagire agevolmente con le emoticon, il paralinguaggio del nuovo millennio che oltre a sostituire quello uditorio, visuale e tattile, ha la capacità di togliere la scena alle parole stesse. Per i gamers adolescenti, poi, i linguaggi sono figli del contesto e della modalità, ogni gioco porta con sé un vocabolario che innova il precedente: bannare, blastare, snitchare, cringe, spoiler, friendzone, ecc… Verbi e sostantivi che mescolano la voglia di appartenenza al gruppo con la quasi certezza di non essere compresi dagli adulti invadenti la loro privacy.

 

Il ruolo delle emoticon nella comunicazione dei giovani

Le emoticon (o emoji), simboli a metà strada tra immagine e scrittura, sono una forma di comunicazione capace di rendere espressive e comunicative delle comunicazioni virtuali, riducendone l’ambiguità data dal non avere la controparte visivamente di fronte a sé. A spiegare il loro utilizzo, soprattutto per le nuove generazioni, vi è però anche la pigrizia, così come la voglia di risparmiare tempo e fatica nello scrivere frasi per intero e la volontà di non avere intrusioni nelle comunicazioni e non far comprendere nulla ad esempio ai familiari, come mamma e papà, ma anche fratelli e sorelle.

 

L’evoluzione del linguaggio, tra giovani e boomer

Spesso sono gli adulti i soggetti scherniti dai più giovani, con espressioni come “Ok, boomer”, frase utilizzata nei confronti delle persone nate nei due decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale – la generazione del baby boom demografico – che non si sono evolute rispetto al cambiamento tecnologico e alla situazione attuale. Gli adulti appartenenti a una generazione che non approva lo slang online, gli acronimi, le sigle e gli inglesismi, i francesismi, i “gamismi”… poiché tutto questo rappresenta per loro un imbarbarimento della lingua “italiana standard”, ammesso che possa esistere uno standard. Così facendo, i boomer (ci sono, infatti, boomer in relazione a ogni generazione di appartenenza), dimenticano di esserci passati, di aver creato e utilizzato neologismi in gioventù, di aver coniato motti ed espressioni in codice, alcune delle quali usate tuttora, senza rendersi conto che vengono da un passato altrettanto gergale. È importante, quindi, che genitori e professori capiscano non solo come utilizzare il web in maniera sicura e consapevole, ma imparino anche a comprendere cosa dicono figli e studenti “gamers.

 

Quali sono le espressioni più diffuse tra i giovani?

Ecco alcune delle espressioni più diffuse nel gaming online:

  • Bannare, dall’inglese “to ban”, espellere, interdire o impedire a un utente di ripartecipare a un’attività o a un gioco.
  • Laggare, dal verbo inglese “to lag”, ritardare. Identifica il classico disturbo legato a una connessione lenta.
  • Killare, uccidere, ovviamente dal verbo inglese “to kill”, nei giochi cosiddetti “spara tutto” è l’azione prevalente.
  • Grindare, sentiamo spesso frasi come “Bro che fai?” “Niente, grindo”. Significa ripetere azioni nel gioco per guadagnare crediti o risorse.
  • Shoppone, è il giocatore che spende molto denaro reale nel negozio del gioco, ad esempio in Fortnite si comprano “coin”, monete virtuali da spendere in piattaforma per armare e potenziare i personaggi, gli avatar, e migliorarne l’aspetto con nuove “skin”.
  • Droppare, dal verbo inglese “to drop”, lasciar cadere. Si usa in riferimento ai mostri che, quando muoiono, lasciano dietro di sé un piccolo bottino.
  • Nabbo, è la trasposizione italiana della parola inglese “newbie”, che significa principiante. Da newbie a nabbo vi è stata una evoluzione del lessico che ancora nessuno è riuscito a spiegare appieno.
  • Default, come Nabbo, ma rappresenta il personaggio del gioco che palesemente ha appena iniziato. Il default risulta essere la classica vittima da cyberbullismo, ha così pochi potenziamenti da risultare facilmente eliminabile.

 

Così come i giochi online, anche i social network sono stati il motore dei nuovi dizionari digitali. La facilità di socializzazione e di avvicinamento tra diverse culture, età, contesto sociale e lingua, insieme a nuove forme di interazione, comportamenti, attività e funzioni, ha determinato il proliferare di verbi e sostantivi, al pari e più dello stesso gaming. Non solo espressioni derivanti dall’inglese, quindi: l’evoluzione del linguaggio sta portando anche a inventare nomi nuovi, che prima non esistevano. Per esempio:

  • Hater, l’hating (odio online) è una pratica molto diffusa negli ultimi anni riguarda l’utente che invia messaggi di odio ad altri utenti di una piattaforma.
  • Troll, il troll è un utente che, schermato dalla presunta anonimia, partecipa a discussioni online solo per mettere zizzania e fare polemica.
  • Flame, il flaming rientra a pieno titolo nella lista delle forme di cyberbullismo e riguarda il classico atteggiamento di chi, a caccia di protagonismo, usa linguaggio scurrile e infiamma gli animi in un contesto digitale.
  • Leone da tastiera, l’effetto da disinibizione online determina questo atteggiamento molto frequente, per cui – anche senza accorgersene – l’utente schermato dall’anonimia alza i toni. Con questa espressione del tutto italiana si intende una persona spavalda perché protetta dalla virtualità dell’ambiente online, ma di cui si dubita che sia effettivamente coraggiosa.
  • Off topic in topic, terminologie di lungo corso apparse già all’albore di internet nei Forum, che letteralmente in inglese significano fuori tema e pertinente. Sono molto frequenti nei commenti ai post.

 

Questi elenchi non sono ovviamente esaustivi, contengono infatti solo una minima parte dello slang in uso su Internet da parte di giovani, giovanissimi e non solo, ma hanno lo scopo di iniziare un percorso di conoscenza volto a provare quanto meno a comprendere e dialogare con le nuove generazioni. E quando si tratta di emoticon? Faccine e simboli sono sempre più usati e avrebbero bisogno di una specifica trattazione, il consiglio è quello di provare a parlarne direttamente con i più giovani, i figli, i nipoti, gli studenti, e cercare di far spiegare direttamente a loro il significato. Per chi vuole approfondire, uno strumento particolarmente interessante, e semplificato, è il sito Slengo.it: si tratta del dizionario del gergo curato dal popolo di Internet.

 

L’approccio consigliato da FARE X BENE non è di rifiutare, ignorare o denigrare lo slang online, ma di cercare in tutti i modi di capirlo e integrarlo nel proprio patrimonio linguistico, come una risorsa in più che non solo avvicina ai ragazzi, ma aiuta anche in un’altra importante e a volte difficile missione: stare al passo con i tempi.

 

 

 

Comitato Scientifico FARE X BENE

 

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