Insieme per una scuola “grande come il mondo”

Insieme per una scuola “grande come il mondo”

Un anno fa, insieme al Covid-19, si è sentito parlare per la prima volta di acronimi e piattaforme quali DAD (Didattica a Distanza), DDI (Didattica Digitale Integrata), Zoom, Gsuite, Weschool, lezioni sincrone e asincrone (in diretta o registrate) e la vita di studenti, genitori, insegnanti, è mutata per sempre.

 

Un vero e proprio cambiamento epocale improvviso che ha portato i mass media a dichiarare che la scuola fosse finita, sconfitta, incapace d’organizzarsi, costringendo maestri, docenti, professori alla resa delle armi con disonore. Ma fortunatamente, così non è stato, la scuola non ha “chiuso” o abdicato, certo ha dovuto faticare e mettersi in discussione, ha subìto un forte momento di smarrimento e senso d’impotenza, ma ha poi compiuto, quasi ovunque, un salto evolutivo di almeno dieci anni in pochissimi mesi.

 

Come cambia la scuola con la DAD

Vari team di docenti, psicologi, avvocati e esperti digital di FARE X BENE, hanno continuato a lavorare, mettendosi a disposizione del comparto scuola per progettare e ideare nuove azioni per consentire ai docenti di ogni ordine e grado di trovare la propria modalità, di apprendere a utilizzare le piattaforme per la DAD, YouTube per caricare video e filmati di lezioni e spiegazioni, ma anche agli studenti di generare un indirizzo mail, usare un foglio word per inviare i compiti, ecc. Una grande sfida, infatti, è stata quella di poter correggere i compiti assegnati agli studenti e ricevuti con le modalità più disparate: fotografie sfocate, word con testi copiati dal web, screenshot di pagine piene di cancellature e grafia impossibile da comprendere.

25 e più compiti così da correggere e valutare ogni volta e l’arte d’arrangiarsi per dar vita a lezioni accattivanti e facilmente fruibili per tutti, con quiz, mappe concettuali, video per ragazzi e ragazze la cui soglia d’attenzione era ed è pari ai 15 secondi, la durata di un video dei social.

 

I problemi della DAD: tra scuola e genitori

Questa immane fatica caratterizzata da ore di lavoro sommerso, di annullamento della differenza fra tempo del lavoro e tempo della vita, d’organizzazione con mezzi propri come connessione e device (come peraltro la stragrande maggioranza degli studenti e dei lavoratori italiani) è stato possibile solo grazie ai docenti e alla loro abilità di non dichiararsi sconfitti e di arrangiarsi con quanto a disposizione.

E la fatica dei genitori e delle famiglie? Da un giorno all’altro costretti a coabitare in case non sempre grandi per poter garantire a tutti di avere uno spazio per lavorare, fare lezione, giocare, fare fitness online, ecc. E i device che non bastavano mai, la connessione che non sempre andava benissimo e le difficoltà relazionali e generazionali a fare capolino.

Alcuni genitori hanno raccontato, in alcuni incontri di formazione e prevenzione online, che si sono trovati di fronte a figli che non riconoscevano nella loro evoluzione, che non sono riusciti a seguire come volevano, presi dal lavoro che a casa diventava senza orari né regole, o troppo presi dal doverli aiutare nella didattica per avere poi tempo di parlare e condividere le difficoltà del momento.

 

Una generazione di studenti cambiata dalla DAD

Da considerare anche la fatica degli studenti che hanno visto sovvertire i loro orari sonno veglia, utilizzare di più social, web e videogiochi e avere difficoltà ad accendere le telecamere temendo il giudizio dei propri compagni nel farsi vedere nella propria camera, cucina, salotto, corridoio e luoghi a disposizione per connettersi con gli altri familiari spesso a fare capolino.  Ed ecco lezioni in DAD degne di un comico televisivo: “D. non ti va la linea, prof. il microfono di G. non funziona e F. non riesce a collegarsi. Ok, ragazzi, mi sentite? Si prof. la sentiamo ma non vediamo la presentazione. E a me si sta scaricando il tablet e vado a prendere il caricatore. Va bene ragazzi, allora vi mando il nuovo link e ci ricolleghiamo tra 5 minuti. Adesso mi sentite?

Questi sono stati momenti dove davvero tutti, studenti e professori, hanno sentito realmente la mancanza reciproca. Il contatto umano, una mancanza fisica, visiva, quel sedersi insieme in aula e parlare occhi negli occhi, orecchie tese all’ascolto.

 

Ritorno alla normalità

La scuola è un luogo sacro, dove si celebra ogni giorno il rito della condivisione del sapere, ci si scambiano segni di pace o di conflitto, si sta in silenzio ascoltando letture, parabole di vita e lezioni di umanità di adulti e di ragazzi che affrontano il difficile percorso della crescita. Ci si alza in piedi nei momenti di rispetto, ci si siede composti durante la lezione, ci si dirige alla lavagna per il confronto diretto con il docente e ci si saluta, a fine giornata, con un appena accennato sospiro di sollievo, perché il lavoro di tutti è stato svolto con rigore e responsabilità.  Questa sacralità del quotidiano è stata “rubata” per mesi e ancora adesso per molti studenti delle scuole superiori non è ripresa del tutto ed è a forte rischio di continuità.

L’associazione FARE X BENE si rende conto ogni giorno di quanto tutti sentano il peso “dell’ingiusto furto”, professori, ragazzi e le loro famiglie, ma anche di quanto laddove vissute, le regole siano rispettate e condivise: la temperatura, il distanziamento, la mascherina, l’odore di disinfettante, il peso del silenzio all’intervallo. Non è più la solita scuola, animata di studenti che salgono e che scendono per le scale, che scarabocchiano i banchi, che si spingono, si abbracciano, si prendono in giro, si rincorrono e schiamazzano nel cortile e in palestra e che sono richiamati costantemente al silenzio e all’attenzione.

Molti ragazzi e ragazze sono rimasti emotivamente ed esperienzialmente a oltre un anno fa, non hanno avuto tempo di crescere attraverso le sperimentazioni tipiche della loro età, la creazione di relazioni nella loro classe e il lavoro insieme a professori e famiglie per creare il miracolo della relazione educativa intesa come micro-comunità.

Non possiamo sapere quando, ma tutta la comunità scolastica tornerà ad animare quelle stanze e a dotare di senso quegli spazi con la propria presenza. Ci sarà bisogno di nuove regole certo, ma anche e soprattutto di dialogo, di ascolto e di concreta collaborazione tra famiglie, professori e studenti, perché questa esperienza ha segnato tutti nel bene e nel male e andrà condivisa, elaborata e superata.

 

 

Comitato Scientifico FARE X BENE Onlus

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