Smart home e privacy

Smart home e privacy

Sempre più case stanno diventando smart e tutti i maggiori protagonisti del mondo tecnologico sono dotati del proprio assistente vocale: Apple ha Siri, Amazon ha Alexa, Microsoft ha Cortana e poi c’è Google Home dell’omonimo colosso statunitense. Finora, solo il 16% degli italiani ha un assistente vocale nella propria abitazione, ma il numero è destinato a crescere.

Di conseguenza, si allarga il dibattito sulla privacy. Così come gli assistenti vocali sui nostri cellulari talvolta danno l’impressione di essere indiscreti, attivandosi senza essere interpellati, anche quelli domestici potrebbero ascoltare più del dovuto.

Lo rivela uno studio condotto da ricercatori di diverse università anglosassoni. Secondo questa ricerca, ancora in corso, può succedere che i dispositivi si attivino per sbaglio. Succede soprattutto con espressioni dal suono simile ai famosi “Hey Siri” oppure “Okay Google”, che introducono la richiesta del proprietario all’assistente vocale. Parole come “serio” oppure “Siria” possono “confondere” l’intelligenza artificiale.

Come fare, quindi, per ridurre al minimo questo rischio? Esistono casi estremi come quello del “braccialetto del silenzio” inventato da due abitanti di Chicago, marito e moglie, entrambi professori d’informatica. Non è l’unica tecnologia sviluppata per creare interferenza con gli assistenti vocali, e quindi inibire la loro capacità di ascolto, ma certo non si può dire siano diffuse.

Il nodo della questione della privacy è costituito dalle registrazioni. Gli assistenti vocali, infatti, non si limitano ad ascoltare e interagire con i loro proprietari, ma registrano parte di quelle conversazioni per implementare l’intelligenza artificiale alla base del loro funzionamento per renderli sempre più efficienti. Le case di produzione in primis stanno potenziando le funzionalità di protezione della privacy dei loro assistenti vocali, per garantire che le registrazioni non siano ascoltate da essere umani. Per verificare queste impostazioni, il New York Times ha pubblicato un prezioso articolo con i dettagli relativi ai dispositivi dei diversi brand.

Tutto questo, infine, cambierà anche la buona etichetta? Bisognerà per esempio avvisare gli ospiti che in casa è presente un assistente vocale? Oppure far sì che sia l’assistente vocale a presentarsi, quando percepisce voci estranee nell’ambiente domestico? La discussione è aperta, e per ora vige la scelta personale. Certo è che, con l’aumento della presenza dei dispositivi nelle nostre case, presto le cortesie per gli ospiti riguarderanno anche gli inquilini artificiali.

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