Non solo Marie Kondo

Non solo Marie Kondo

Il documentario Facciamo ordine con Marie Kondo, uscito l’anno scorso su Netflix, ha portato alla ribalta la figura del “cleaner influencer”. Già nota per il bestseller Il magico potere del riordino, Marie Kondo è diventata una superstar mondiale aiutando le persone ad affrontare il legame emotivo con gli oggetti di casa. Nella serie di otto puntate, l’esperta del riordino giapponese dà il suo supporto in momenti difficili: svuotare un armadio può indicare il bisogno di voltare pagina, se a occuparsene è una vedova; organizzare la stanza dei giochi per una giovane coppia di genitori vuol dire scendere a patti con le difficoltà di avere figli piccoli.

Marie Kondo sarà anche la più famosa, ma non è certo l’unica cleaner influencer in circolazione. Queste figure sono riuscite nella difficile impresa di dare lustro a un’attività, quella delle pulizie domestiche, spesso negletta e bistrattata. Si sono fatte largo su Instagram e YouTube a colpi di aspirapolvere e detersivi, aprendo uno spiraglio sulla loro vita personale e sulla loro casa. Tra le più seguite ci sono la canadese Melissa Maker, con più di un milione di iscritti al canale YouTube “Clean My Space”; Sophie Hinchliffe, con 3 milioni di follower su Instagram e, in Italia, Giulia Groppo e Luca Guidara.

Un grosso seguito apre la possibilità alle opportunità di business: dall’affiliate marketing alle recensioni di prodotti a pagamento, fino ai post sponsorizzati dai brand, questi ambasciatori della pulizia possono trasformare i propri canali in uno strumento redditizio. Ma l’aspetto forse più interessante del fenomeno è quello sociologico, tanto da aver suscitato le riflessioni e gli studi di esperti del campo.

Prima di tutto, i cleaner influencer hanno successo perché rispondono a un bisogno di autenticità. Una quotidianità mostrata nei suoi aspetti più ordinari, in contrasto con lo stile di vita sopra le righe esibito sui social, aiuta a instaurare un legame positivo. E poi, non bisogna sottovalutare la componente psicologica.

Spesso, infatti, il desiderio di sistemare la propria casa è legato a quello mettere in ordine la propria vita. Domare il disordine, grazie a piccoli gesti precisi e ripetuti, trasmesse un’impressione di controllo e aiuta a tenere a bada l’ansia e lo stress. Ha insomma un potere curativo, al di là degli effetti positivi – dimostrati dalle ricerche scientifiche – di un ambiente pulito sulla salute fisica e mentale.

A questo proposito, sembra piuttosto plausibile la teoria di Eiko Maruko Siniawer, professoressa di storia all’Università del Massachusetts, secondo cui il successo di Marie Kondo in Giappone sia legato al disastro provocato dal terremoto e dallo tsunami del 2011. Quando il mondo si fa più complesso, la casa diventa un rifugio.

 

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