Come ridurre la quantità di CO2 nel carrello della spesa

Come ridurre la quantità di CO2 nel carrello della spesa

Non è certo una novità, che le nostre abitudini di consumo influiscano sulla salute del pianeta. Ma a partire dalle azioni quotidiane, come fare la spesa, possiamo compiere delle scelte consapevoli per ridurre l’impatto umano sull’ambiente. Spesso non è semplice: quello che crediamo di sapere può rivelarsi errato e a volte è difficile tenere presente il quadro generale.

Per le scelte di acquisto, è utile adottare un approccio definito “cradle-to-grave”, cioè “dalla culla alla tomba”. Questo vuol dire considerare tutte le fasi di vita di un prodotto: dalle materie prime ai processi industriali, fino al trasporto, alla conservazione e all’imballaggio. Luca Panzone e Natasha Auch, entrambi ricercatori della Newcastle University, hanno usato proprio questo approccio per stilare quattro semplici regole per ridurre l’impatto ambientale della nostra spesa.

Prima di tutto, è importante variare il consumo di proteine. La produzione di carne richiede più energia rispetto ad altre fonti proteiche come legumi, soia, tofu, semi e funghi. E anche tra le varietà di carne, esistono notevoli differenze: quella di manzo, per esempio, è quattro volte più dannosa per l’ambiente rispetto al maiale o alle carni bianche. Questo non vuol dire eliminare del tutto la carne dalla propria dieta, ma dosarne il consumo. Secondo uno studio recente, infatti, a una riduzione del 70% del consumo di carne e del 65% di prodotti caseari, corrisponde una diminuzione dell’80% delle emissioni di gas serra legate alla produzione alimentare.

Non bisogna nemmeno dare per scontato che un prodotto “organico” o “biologico” emetta necessariamente una quantità più bassa di CO2. Questo, infatti, è valido solo per alcuni alimenti, come il latte, ma non per altri, come il latte di soia. In futuro, oltre alle informazioni nutrizionali, potremo forse leggere sulle etichette anche l’impatto ambientale del prodotto.

Allo stesso modo, anche l’acquisto di prodotti a chilometro zero non equivale per forza a una minore emissione di carbonio nell’atmosfera. Il trasporto, infatti, non è l’unico fattore a contribuire sull’impatto ambientale. La sostenibilità di frutta e verdura, per esempio, dipende dalla loro stagionalità: acquistarle a chilometro zero è un gesto rispettoso dell’ambiente solo durante il normale periodo di raccolta. Altrimenti, la produzione in serre riscaldate produce più emissioni rispetto al trasporto.

Infine, la questione dell’imballaggio. Anche in questo caso, i dati rivelano verità inaspettate. Per quanto la plastica sia nociva per l’ambiente, in alcuni casi ha effetti positivi sulla riduzione delle emissioni; purché sia riciclabile. Le confezioni di vetro, per esempio, sono pesanti e occupano spazio, richiedendo così un maggiore sforzo per il trasporto. E non bisogna dimenticare che l’imballaggio di plastica è utile anche per allungare il periodo di vita di un prodotto sugli scaffali, riducendo così gli sprechi alimentari.

 

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