Macchine creative

Macchine creative

L’inventore è uno dei mestieri più antichi del mondo. Da Archimede a Leonardo Da Vinci, da Nikola Tesla ad Alan Turing, la figura si è evoluta nel corso della storia, avvolta da un’aura di fascino. Scienziati nei laboratori, circondati da carte e strumenti; personaggi eccentrici e geniali, intenti a sfidare le forze della natura; oppure nerd con gli occhiali, chiusi in un garage per dedicarsi a congegni rivoluzionari. E se in futuro, l’inventore non fosse nemmeno una persona in carne e ossa? Se fosse piuttosto l’esito di tutte le invenzioni del passato, un’intelligenza artificiale capace di dare forma a nuove idee?

L’ipotesi non è campata per aria. È recente il caso che ha coinvolto l’ufficio europeo dei brevetti (Epo) e un inventore con le sembianze di un’intelligenza artificiale. Ecco com’è andata: l’Inventor Artificial Project, un team di ricercatori ed esperti nel campo della proprietà intellettuale, ha presentato la domanda di brevetto per due invenzioni attribuibili a un sistema di nome Dabus, una macchina creativa sviluppata dal professor Stephen Thaler. Le invenzioni in questione sono un contenitore per alimenti maneggiabile dai robot e un dispositivo a fiamma neurale utilizzabile in missioni di ricerca, salvataggio ed emergenza. Entrambe sono state respinte.

Questo perché la legislazione non prevede ancora la possibilità di assegnare un brevetto a una persona non fisica. La decisione di forzare il sistema da parte dell’Inventor Artificial Project ha ovviamente acceso un dibattito riguardo all’evoluzione dei provvedimenti in questo campo. La questione è delicata, perché va a inserirsi nel solco del delicato rapporto uomo-macchina, che caratterizzerà sempre più la società del futuro.

Le scuole di pensiero finora sono due. I più cauti sostengono che concedere brevetti alle intelligenze artificiali potrebbe essere un deterrente per i progettatori. Se si assegna il brevetto a una macchina, infatti, quale merito andrà a chi quella macchina l’ha progettata? Inoltre, non bisogna sottovalutare la questione dei diritti d’autore: se sarà una macchina a detenerli, come deciderà a chi cederli e come potrà essere tutelata in caso di furto? La soluzione più semplice, in questo caso, sembra essere quella di concedere allo sviluppatore dell’intelligenza artificiale il controllo legale dell’invenzione.

D’altra parte, chi appoggia una modifica della legislazione, lo fa soprattutto in nome delle possibilità per la ricerca. Assegnare i brevetti alle macchine, infatti, sarebbe un incentivo per lo sviluppo di “intelligenze artificiali creative”, che potrebbero dare vita a invenzioni rivoluzionarie. È quello che sostiene Ryan Abbott, il consulente legale dell’Inventor Artificial Project. Insomma, la faccenda degli inventori robot è solo agli inizi; ma potremmo vederne delle belle.

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