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Come la tecnologia può proteggere le specie in via d’estinzione

5 giugno, 2019

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Quando parliamo di sostenibilità a volte ci limitiamo a pensare all’inquinamento e alla salvaguardia dell’ambiente in funzione del nostro presente e del futuro dei nostri figli e nipoti. Il genere umano però non è l’unico a subire le conseguenze delle sfide che il nostro Pianeta sta affrontando.

Anche il mondo animale è infatti colpito dai pericoli di cui ormai sentiamo parlare tutti i giorni. Ne sono una prova le centinaia di specie a rischio d’estinzione che vanno pericolosamente aumentando.

Ed è qui che, ancora una volta, la tecnologia prova a correre in soccorso della natura, contrastando le cattive abitudini che l’hanno portata a soffrire. Fra le iniziative più famose e longeve c’è sicuramente quella del WWF che, sul proprio sito o attraverso l’app WWF Together, permette di adottare virtualmente un animale selvatico, tra cui tigri, giraffe, panda ecc. Una pratica applicata da molti altri enti del settore.

Recentemente sono però nate app e piattaforme in grado di intervenire in maniera più innovativa. Uno degli esempi più interessanti arriva da Seattle, sede di Pembient, una società che opera per limitare – e forse un giorno eliminare totalmente – il commercio illegale dei corni di rinoceronte. Partendo da un mix di cheratina e DNA di rinoceronte, Pembient propone una versione sintetica di corno, stampato in 3D, puro tanto quanto uno vero. In un secondo momento i corni – che sono utilizzati principalmente per creare gioielli e piccole sculture – vengono venduti a prezzi molto competitivi in confronto a quelli del mercato nero, diminuendo di fatto il bracconaggio.

Così come i rinoceronti, anche gli elefanti e le loro zanne sono vittime di questo genere di trattamento, soprattutto nelle zone centrali dell’Africa. Da qui nasce The Elephant Listening Project, un programma che si avvale dell’aiuto dell’intelligenza artificiale per ascoltare e riprodurre i suoni degli elefanti così da guidarli, proteggerli dalle zone di pericolo e monitorare la loro popolazione e i loro spostamenti. L’intelligenza artificiale interviene inoltre online, attraverso meccanismi di “machine learning” che bloccano banner e pop-up promotori della vendita illegale di avorio.

Lo stesso principio viene applicato anche al mondo sottomarino grazie ai “Pinger”. Si tratta di dispositivi che, applicati alle reti da pesca, emettono suoni ad alta frequenza in grado di allontanare balene e delfini e di garantire dei metodi di pesca più sicuri. Anche gli ami smart agiscono sulla stessa lunghezza d’onda. Una volta applicati, questi emettono piccoli impulsi elettrici che allontanano gli squali, particolarmente sensibili ai campi magnetici.

Dagli ami ai collari smart il passo è breve. Così come i classici chip, i collari sono in grado di fornire informazioni sulle abitudini e sugli spostamenti di un animale, ma in più possono inviare degli SMS che avvertono gli abitanti e i contadini locali della presenza di questi esemplari.

Come sempre la tecnologia può venirci incontro, facilitandoci nel processo che dovrebbe condurci verso un Pianeta più vivibile e sostenibile. L’importante però è ricordare sempre di fare la propria parte, cercando di adattare il nostro modo di vivere al mondo che verrà.

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