Tempo libero

Intelligenza collettiva: e se partecipa anche la tecnologia?

7 settembre, 2018
Contributor: 2cc6b45Alice Pace

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Siamo abituati a pensare all’intelligenza come una caratteristica innata dell’individuo. Eppure le grandi idee non sempre sono frutto di un’unica persona, anzi, spesso sono il confronto e il dialogo la materia prima per costruire cose nuove, o la chiave per risolvere i problemi. A essere intelligente, in questo caso, è la collettività, come se ciascun membro nella “stanza” fosse uno dei tanti neuroni che formano un cervello.

Negli ultimi anni è poi chiaro più che mai che c’è un nuovo elemento da aggiungere all’equazione: la tecnologia, parte ormai integrante della nostra vita. L’intelligenza di oggi è di fatto una forma ibrida, costellata da meningi che si spremono e, in contemporanea, algoritmi ed enormi quantità di dati in fase di elaborazione; non solo in cooperazione, bensì in vera e propria sinergia gli uni con gli altri.

E se gruppi di persone e sistemi di computer, quando si ritrovano a lavorare insieme, potessero operare con un’intelligenza che singoli individui, gruppi o computer non sono mai risusciti a ottenere in solitaria? No, non è un’idea campata in aria: a lavorarci su sono gli scienziati degli istituti scientifici più avanzati del Mondo, come per esempio il MIT di Boston, dove oggi esiste addirittura un intero centro di ricerca in proposito.

I quesiti su cui gli studiosi, all’interno di una collaborazione trasversale tra le facoltà e i dipartimenti, provano a rispondere riguardano in particolare il comele tecnologie digitali e gli attuali strumenti di comunicazione abbiano cambiato e stiano cambiando il nostro modo di interagire – e il nostro modo di pensare– quando siamo all’opera insieme. Sono chiamate in causa discipline tra le più disparate, dall’informatica allo studio dell’intelligenza artificiale, passando attraverso le neuroscienze, l’analisi dei media e del business. Lo scopo ultimo? Far funzionare nel migliore dei modi questo nuovo “cervello integrato”, che gli esperti hanno preso a chiamare Supermind (Super-mente), e piantare così le basi per un nuovo modo di fare innovazione, che si concretizzi sia sul versante scientifico e tecnologico che quello economico e sociale.

Dal punto di vista pratico, spiegano i ricercatori del MIT, si stanno ripensando i concetti di organizzazione, efficienza, produttività, lavoro di squadra, leadership.“Se una di queste menti potenziate avesse a disposizione le conoscenze e le risorse di una company come la IBM o la General Motors, cosa potrebbe fare? Che strategie metterebbe in atto?”, tra i punti sollevati dagli scienziati. Restate connessi: conosceremo la risposta molto prima di quanto pensiamo.

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