Tempo libero

Il potere della curiosità

2 agosto, 2018
Contributor: 2cc6b45Alice Pace

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In che modo si formano le stelle cadenti? Come mai gli animali vanno in letargo? E perché l’arcobaleno ha la forma di un arco?

Mentre vi ponete queste domande, non ve ne accorgete ma il vostro cervello sta mettendo in moto meccanismi che fanno migliorare il vostro apprendimento. Più siamo curiosi di sapere le risposte, più siamo predisposti a imparare nuovi concetti. E non solo rispetto alle tematiche del momento, ma a tutto tondo e con effetti a lungo termine.

Lo hanno messo in luce ormai qualche anno fa alcuni scienziati, dopo aver osservato attraverso gli strumenti delle neuroscienze la nostra attività cerebrale nei momenti in cui stimoliamo degli interrogativi. Per farlo, hanno impiegato addirittura la risonanza magnetica funzionale, un macchinario che “filma” in tempo reale le aree del cervello che si “accendono” durante un’azione, e questo mentre la curiosità dei candidati veniva stuzzicata con una serie di input e domande. Le aree più coinvolte sono risultate l’ippocampo, una delle regioni associate alla memoria, e i circuiti cosiddetti della ricompensa e del piacere, che hanno entrambe un’influenza positiva sull’attitudine alla conoscenza.

Sono evidenze che sicuramente qualcuno potrà ritrovarsi a sfruttare nel caso si ritrovasse a parlare a una classe di studenti annoiatissimi, o a un gruppo di colleghi, ma non solo: è bene ricordarselo anche (anzi, soprattutto) rivolgendolo a noi stessi.

Migliorare il nostro apprendimento e nutrire una mente ricettiva sono un buonissimo esercizio per coltivare una vita sociale appagante, per esempio, poiché chi è curioso e presente riesce a costruire legami più solidi, e comunque essere curiosi porterà a introdurre elementi sempre nuovi e mai banali nelle relazioni. Una mente curiosa sarà meno spaventata dalle novità e svilupperà probabilmente una miglior attitudine al problem-solving, con effetti positivi sullo studio e nel lavoro.

“Non ho alcun talento particolare. Sono solo appassionatamente curioso”: Albert Einstein lo ha aveva capito quasi un secolo fa.

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