Salute

L’arte di reinventarsi grazie (anche) alla tecnologia

13 aprile, 2018
Contributor: 2cc6b45Alice Pace

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Siamo programmati per non smettere mai di crescere, né di imparare: è un fatto di scienza. Non ce ne accorgiamo, ma nostro istinto e la nostra mente ci spingono a fare sempre passi avanti. Il nostro cervello è “plastico”, cioè modifica la sua fisionomia continuamente in relazione alla sua attività, come per quella in risposta agli stimoli esterni che riceve, e questo anche in età adulta. Non c’è insomma da preoccuparsi se regolarmente sentiamo il bisogno di esplorare, migliorare, trasformarci e reinventare un po’ noi stessi. Pur con tutte le energie che questo richiede e i possibili ostacoli lungo il percorso.

Se lo chiedete a un coach, vi spiegherà che per intraprendere un percorso efficace è necessaria una profonda conoscenza di sé, anche provando a osservarci dall’esterno: un po’ come se come fossimo all’opera per plasmare una “scultura” di ciò che siamo. Ma anche che dovremo risalire ai circuiti che ci conducono a ripetizione laddove non vogliamo, che gli obiettivi da porsi devono essere realistici, che possiamo trovare nel feedback di chi ci sta attorno nuove leve per avanzare nel nostro percorso, che ci tocca fare un po’ di equilibrismo al confine con la nostra comfort zone. Tutto molto logico e condivisibile… ma nel concreto, come fare?

Un piccolo aiuto ci arriva dalla tecnologia, che può affiancarci facilmente nel nostro quotidiano. Siamo molto sbadati e vogliamo migliorare la nostra memoria? Possiamo impiegare qualche minuto al giorno per far stimolare i nostri neuroni con app come Lumosity, per esempio, che attraverso percorsi mirati e improntati sul gioco, ci spronano a ricordare dove abbiamo messo un oggetto, i nomi delle persone che spesso in fretta confondiamo, ma anche molto altro. Abbiamo difficoltà di concentrazione? Pochi strumenti digitali sono completi come Headspace, che certo non sostituisce un guru in carne e ossa, ma ci assiste passo per passo mentre impariamo l’arte della meditazione, e in particolare a processare un solo pensiero alla volta, migliorando così le nostre capacità di focus. Per lavorare sulla positività, c’è invece Happify, che di certo non ci spalancherà le porte della felicità, ma che può darci una mano mentre, a piccole dosi, proviamo a lavorare sulla nostra emotività, a controllare lo stress e ad allontanare i pensieri che frenano la voglia di sfidare i nostri limiti.

Per quanto nessun device sarà mai una bacchetta magica capace di sbloccare i poteri nascosti di ciascuno di noi, esistono studi a sostegno che alcuni dei processi innescati da questo tipo di training possano avere un reale impatto sulle nostre capacità. E allora, un pochino, viene davvero voglia di provare.

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