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Lavoro freelance: è facile essere il capo di se stessi?

14 marzo, 2018
Contributor: michela-calculli-okMichela Calculli

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Il lavoro freelance è sempre più comune: riguarda soprattutto le nuove professioni, che spesso devono decidere se mettersi in proprio e rischiare o continuare a cercare un lavoro fisso. Come capire, quindi, se il lavoro da freelance fa per noi? Ecco le caratteristiche che dovrebbe avere chi sceglie di essere il capo di se stesso.

Se vuoi essere freelance devi avere i PIACC

No, il mio non è un errore di battitura. Ho semplicemente utilizzato le iniziali delle 5 caratteristiche che dovrebbe avere un freelance, in alcuni casi ancor prima di diventare un freelance. Questo non significa che se manca qualcuna di queste caratteristiche, non si possa rimediare. E il rimedio si chiama “rimedio F”: formazione continua. Perché lavorare per proprio conto implica una buona quantità del proprio tempo da dedicare allo studio e all’aggiornamento, per mantenere gli standard elevati e non soccombere alla concorrenza.

Predisposizione al cambiamento

Per lavorare come freelance la prima dote che bisogna avere è la predisposizione al cambiamento. Il freelance cambia clienti, modalità di lavoro, team di lavoro e spesso anche lavoro! Non voglio dire che se fai il copywriter freelance dopo un po’ ti devi mettere a fare l’idraulico, partendo da zero. Cambiare lavoro però può significare che bisognerà rimodulare la propria offerta anche sulla base di quello che viene richiesto dai clienti e/o che garantisce un maggiore fatturato a fronte delle medesime ore lavorate.

Insomma il freelance deve essere un camaleonte.

Intraprendenza

Bisogna “buttarsi nella mischia”, provarci. Se si resta fermi in attesa che i clienti piovano dal cielo, difficilmente l’attività potrà decollare. Occorre vincere i propri timori di “vendersi”, di vendere il proprio lavoro come il migliore dei lavori possibili in quel segmento di mercato.

Il che non vuol dire essere spocchiosi e arroganti, ma semplicemente essere in grado di affermare con sicurezza e convinzione quel che si sa e si può fare per i potenziali clienti, ma anche il percorso di crescita comune, dal momento che soprattutto nelle nuove professioni e nei lavori del futuro si procede per approssimazioni successive, osservando insieme quel che funziona, quel che va potenziato e le attività che invece non portano a nulla e vanno eliminate.

Autodisciplina

La parte “free” della parola freelance, è un arma a doppio taglio. Il freelance è libero di gestire il numero di clienti con cui collaborare, il numero di ore da dedicare al lavoro, la collocazione delle ore lavorate (se di notte sei più produttivo, perché lavorare di giorno?).

Tutto ciò è meraviglioso, chi scrive è una freelance, ma i privilegi vanno utilizzati bene.

L’autodisciplina per un freelance è tutto: occorre darsi delle regole, soprattutto se si viene pagati a risultato e non a ore, ad esempio. Fare il miglior lavoro possibile nel minor tempo possibile, significa avere un’elevata produttività, un reddito adeguato e tempo libero da usare a proprio piacimento.

Non starò qui a dire che se un freelance lavora in casa, dovrebbe vestirsi di tutto punto e indossare anche le scarpe altrimenti non sarà produttivo. Dirò invece che bisogna trovare le condizioni migliori per essere concentrati al 100% su quello che si sta facendo, e ognuno dovrebbe trovare le proprie.

Competenze trasversali

Questo punto è cruciale. Un freelance non può accontentarsi di essere molto bravo o addirittura il più bravo nel proprio campo. Un freelance, qualunque sia la propria attività, deve essere anche tutte queste cose:

  • un abile commerciale, in grado di vendere i propri prodotti/servizi;
  • un responsabile amministrativo, che sappia gestire bene la componente burocratica del lavoro e i rapporti con un buon commercialista;
  • un direttore marketing, che possa indirizzare correttamente la propria attività;
  • un PR, che costruisca una rete di relazioni utili a portare lavoro, partnership e collaborazioni per crescere insieme ad altri (perché il freelance lavora da solo ma non può prescindere dai propri colleghi);
  • un consulente finanziario, che gestisca le entrate e le uscite in modo da non restare privi della liquidità necessaria a pagare fornitori, tasse e contributi;
  • un segretario di direzione, che organizzi i tempi di lavoro e l’agenda degli appuntamenti in modo da non creare sovrapposizioni.

Sono tutte cose che si apprendono con il tempo e anche grazie agli immancabili fallimenti, ma sono tutte doti necessarie al funzionamento dell’attività.

Coraggio

Il coraggio andrebbe messo al primo posto, ma non sarei riuscita a costruire l’acronimo “PIACC”.

Per lavorare in proprio ci vuole tanto coraggio. Un coraggio consapevole che a volte, nonostante le notevoli capacità personali, può capitare di perdere improvvisamente un cliente che genera più del 50% del proprio fatturato.

Bisogna sapere in partenza che lavorare in proprio comporta notevoli rischi, alcuni calcolati e altri no, come una malattia improvvisa propria o dei propri cari, che impedisca fisicamente di essere produttivi.

Il coraggio serve ad iniziare, poi con tutti gli altri “ingredienti” si vincono le paure e si cresce.

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