Tempo libero

A scuola di felicità

26 febbraio, 2018
Contributor: 2cc6b45Alice Pace

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Tutti vorrebbero essere felici. Se ce lo insegnassero a scuola, sarebbe di sicuro la materia più amata. Lo può confermare Tal Ben-Shahar, professore del corso più popolare della storia dell’Università di Harvard: PSY 1504, per esteso, Positive Psychology. Cuore del programma, gli aspetti psicologici di una vita il più possibile appagante e ricca. Avete capito bene: si tratta di una serie di lezioni per indirizzare agli studenti verso la felicità, e che continua a riscuotere un enorme successo da oltre dieci anni.

“Quando impari come affrontare l’oggi e il domani in contemporanea, impari come bilanciare le tue necessità personali immediate con gli obiettivi a lungo termine, e a goderti la vita come non hai mai fatto prima”, il motto dell’insegnante. Alla base c’è un approccio completamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati. Anziché provare a risolvere ciò che non va, come l’ansia, la paranoia, le delusioni, focalizzarsi sul proprio potenziale e ricercare le condizioni per farlo sbocciare. Rimettendo mano a tutto ciò che conosciamo sull’autostima, l’empatia, l’amicizia, l’amore, la realizzazione personale, la creatività, la spiritualità e l’umorismo servendoci di una nuova “cassetta degli attrezzi”. E, messa così, sembra una cosa semplice. Eppure non lo è per niente, tanto che per lavorarci su i ricercatori hanno messo in piedi un filone apposito: la scienza (appunto) della felicità. E che corsi simili sono i più affollatissimi anche in altri istituti celebri. Uno a caso: Yale.

D’altronde è provato che la positività possa far bene su vari fronti. Psicologia e neuroscienze insegnano che allenarsi a essere positivi e grati può contribuire a migliorare le nostre performance, per esempio, ed essere ulteriormente appagati dalle attività che intraprendiamo. Altri studi spiegano invece i meccanismi cerebrali coinvolti nello stress, individuando come molti di questi rappresentino dal punto di vista fisiologico un vero e proprio ostacolo per il cervello in operazioni che presuppongono, per esempio, la creatività.

Ma la ricerca nel settore è vivace anche sul fronte della tecnologia e dell’innovazione. C’è chi, appoggiandosi al fatto che nessuno di noi oggi gira senza smartphone, ha sviluppato app che aiutano a riflettere e a perseguire una vita più felice e appagante. Veri e propri tutorial con consigli ed esercizi sempre a portata di mano. E poi c’è chi ha puntato su un nuovo stile di fare scienza, quello collaborativo – la cosiddetta citizen science (nulla di più azzeccato nell’era del Web) – e provare a capire più a fondo cosa significano felicità e benessere attraverso la partecipazione attiva dei cittadini al progetto, con test e questionari. E sì, attraverso siti come questo puoi partecipare anche tu.

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