Tempo libero

Tessuti alternativi ed ecologici

26 gennaio, 2018

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Nylon, acrilico, poliestere: i tessuti sintetici ormai sono alla base della maggior parte dei capi nel nostro armadio. Non è difficile capire perché: i capi sintetici raramente si restringono con i lavaggi, resistono alle intemperie e si puliscono facilmente, e dalla loro parte hanno anche un vantaggioso rapporto qualità/prezzo.

Ma i lati negativi dei tessuti sintetici non sono certo un mistero: poco traspiranti, infiammabili e non biodegradabili, questi tessuti non sono la scelta migliore per la nostra pelle ma soprattutto per il Pianeta.

Nel settore dell’abbigliamento, infatti, sta crescendo sempre di più la consapevolezza sull’impatto che i tessuti hanno sul nostro ambiente, impatto che non mette al riparo nemmeno quelli di origine naturale, che per essere prodotti hanno comunque bisogno di processi chimici inquinanti.

La soluzione, negli ultimi anni, sta arrivando da diverse parti del mondo: l’idea di base è quella di riciclare elementi naturali, come frutta e fibre vegetali, per produrre tessuti con una marcia in più, buoni sulla pelle ed ecologici per il benessere del nostro Pianeta.

Abbiamo già conosciuto Orange Fiber, l’azienda che crea una speciale “seta” vegetale grazie agli scarti delle arance, ma nel resto del mondo non mancano idee simili e ugualmente di impatto. Molte di queste affondano le loro origini nella storia più antica, come il tessuto ricavato dalla fibra di banane, utilizzato in Giappone sin dal XIII secolo per la realizzazione dei kimono. Anche l’ortica fornisce una fibra perfetta per comporre i tessuti (non irritanti come si potrebbe pensare!): sembra che le uniformi dei soldati tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale fossero proprio realizzate con questa pianta.

Perfino il mare mette a disposizione una materia prima per comporre tessuti ecologici: parliamo proprio delle alghe, con le quali viene realizzato un tessuto, “Seacell”, in grado di trasferire sulla pelle le preziose vitamine in esse contenute.

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