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Lo smartwatch giusto per il nostro sonno

27 settembre, 2017
Contributor: schermata-2017-01-10-alle-15-44-45Giovanni Solone

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Il panorama delle tecnologie indossabili è sempre più complesso. Ecco cosa c’è da sapere per orientarsi al meglio.

In mezzo a ogni possibile teoria sul sonno, facendosi spazio tra i consigli della nonna e quelli del capo che ti dice che la giornata è fatta di 24 ore e che c’è tempo per fare tutto, tu sei quello che vorrebbe vedere nero su bianco le statistiche delle quali si è finiti per parlare inevitabilmente alla macchinetta del caffè, perché i Wearable sono entrati a far parte della nostra quotidianità, o forse nel tuo caso vorrebbero entrare a farne parte, più per curiosità che reale necessità.

Dai più banali contapassi fino agli smartwatch più complessi e completi, questi gadget tecnologici seguono la nostra vita da vicino, tenendo traccia di comportamenti e abitudini, trasformando le azioni in numeri, in statistiche, in possibilità di migliorarsi e ricercare quell’equazione, quel ritmo del quotidiano. La qualità del sonno è solo uno dei possibili parametri da tenere d’occhio, e ognuno lo rappresenta un po’ come vuole (il che non gioca certo a favore del cliente finale, ma è corretto prendere sempre tutto con le giuste pinze).

Sta tutto nella fase REM?

Non è certo REM tutto quello che sonnecchia e sogna: la fase REM fa parte dello schema generalmente analizzato dagli indossabili più comuni, quelli che finiscono per sostituire l’orologio al polso, ma questo non vuol dire che sia l’unico parametro importante per una misurazione attendibile. Io ne ho provati diversi, ognuno con le sue caratteristiche, punti a favore e sfavore, con qualche pecca nei calcoli (perché non sono certo strumenti professionali e privi di difetti), ma con una panoramica sulla qualità della dormita che certamente può soddisfare la maggior parte di noi utilizzatori.

La misurazione, quasi sempre suddivisa in profonda e leggera, viene poi corredata del tempo totale passato nel letto (che non corrisponde necessariamente al sonno, perché potresti essere a letto per leggere un libro o per guardare una serie tv), l’ora in cui ci si è addormentati e quella del risveglio. Una serie di dati che, raccolti quotidianamente, può generare un quadro abbastanza dettagliato della nostra abitudine di ricarica delle batterie, permettendoci di capire se e dove possiamo migliorare, recuperando qualche ora di sonno in più.

E noi cosa facciamo?

Acquistiamo quello che più ci piace, almeno sulla carta. Sì perché, se è chiaro che si tratta di prodotti che fanno il proprio mestiere nonostante non ci sia precisione massima, anche l’occhio vuole la sua parte. Apple, Fitbit, Xiaomi, Garmin, Samsung, Sony, Huawei, sono solo una parte delle aziende che si sono lanciate nel business degli Activity Trackers, in costante crescita, ricerca e sviluppo per offrire sempre più servizi (sì perché il sensore, volente o nolente, non può fare poi molto altro).

Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. C’è lo smartband o lo smartwatch, c’è la fascia cardiaca intelligente da portarsi in palestra e collegare via NFC all’attrezzo, c’è il sensore da includere all’interno delle proprie scarpe (una delle prime soluzioni proposte da Nike, per chi se la ricorda), c’è addirittura il dispositivo specificatamente dedicato a tracciare la qualità del sonno. Credimi, non puoi non trovare ciò che commercialmente fa al tuo caso, devi solo capire cosa ti serve o cosa ti piacerebbe mettere al polso. Io, per scelta personale, ho deciso di non acquistare uno smartwatch, per svariati motivi (primo tra tutti, l’ennesimo gadget tecnologico da tenere sempre sotto carica, tanto per dirne una).

Non si stava parlando di sonno?

Hai ragione, scusa, non ho resistito. Ma torniamo all’argomento principale dell’articolo, perché dormire è importante, anche per quelli che credono di poter riservare solo qualche ora nell’arco delle 24 per questa futile attività. Beh in questo caso il mercato offre già molto, a prezzi che possono essere definiti accessibili solo in base al punto di vista (e alla disponibilità del portafogli), perché ci si approfitta del fatto che la qualità della dormita sia punto fondamentale per non andare in esaurimento nervoso e cominciare a “dare di matto“.

In tal senso puoi scegliere di inserire sensori sotto al tuo materasso o dentro al tuo cuscino, o magari pensare di sostituire completamente il coprimaterasso, riuscendo così ad avere un ampio spettro di analisi che potrebbe catturare i dati del tuo partner. In alternativa potresti pensare di scegliere un prodotto in grado di venire incontro alle esigenze di silenzio assoluto e quelle di monitoraggio del sonno, magari grazie a tappi in-ear evoluti (mi sarebbero tornati utili qualche tempo fa). Ci sono anche quei prodotti che apparentemente non hanno bisogno di un contatto fisico, sostituendo questo con dei rilevatori di movimento a ultrasuoni che possono quindi lavorare in ogni condizione.

Ti ho fornito una panoramica di possibili ambiti di azione e ricerca del tuo prodotto perfetto, quello che potrebbe accompagnarti per i prossimi mesi o anni, nella migliore delle ipotesi (magari ti stufi prima). Non preoccuparti in caso di acquisto incauto ed errato, esiste anche un mercato dell’usato abbastanza fiorente, che potrebbe facilmente permetterti di recuperare qualche soldino da spendere nel prossimo gadget.

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