Casa

Una casa col cervello

3 novembre, 2015
Contributor: 2cc6b45Alice Pace

È mattino. Ti alzi e in una manciata di secondi il letto si ritrae, scomparendo nel muro. Le luci si accendono da sole, un sistema automatico nutre i pesci dell’acquario e una vocina ti dice quante sigarette potrai fumare al massimo oggi, dato che stai cercando di smettere. Ricordi? È l’inizio di un film: Il Quinto Elemento, di Luc Besson, dove il set di apertura è un appartamento intelligente, organizzato e creato su misura per il protagonista. Che no, non sei tu, bensì il personaggio interpretato da Bruce Willis in una New York del 2263. Fantascienza, certo, ma neanche tanto lontana.

Quella data è distante oltre due secoli da noi e no, nessun appartamento ci eroga il numero esatto di sigarette quotidiane. Ma pensiamoci bene: potenzialmente, l’habitat in cui viviamo, è  tanto diverso?

Di fatto abbiamo timer che spalancano le tapparelle al primo raggio di Sole e che le abbassano al tramonto, impianti di climatizzazione che in base alla temperatura e all’umidità sanno quando è ora di attivarsi, fotocellule che dicono alle luci del vialetto quando farci strada mentre rientriamo a casa. Comfort che non esistono da ieri, ma ormai da decenni. E negli ultimi 10 anni la domotica, quel mix di ingegneria, architettura, elettronica e informatica che vuole rendere le stanze in cui viviamo sempre più smart, ha compiuto davvero passi da gigante.

È un vero e proprio zoo di accessori quello che abbiamo a disposizione già oggi se vogliamo un’abitazione hi-tech: gadget che si mettono in moto attraverso sensori di movimento rubati al mondo dei videogiochi, come l’interfaccia del Kinect, oppure mediante il controllo vocale, utilissimi soprattutto per le persone disabili.

Ma anche elettrodomestici intelligenti, veri e propri catalizzatori che possono semplificare il quotidiano di tutti. Pensiamo per esempio a un forno autodidatta, che scannerizza a colpo d’occhio quel che bolle in pentola ed è in grado di impostare da solo il programma e la temperatura più adatti per la cottura dei cibi. Regolando di volta in volta anche il fabbisogno energetico per evitare sprechi o sovraccarichi.

Oppure tutta quella serie di device a cui delegare la cura della casa, come l’ormai diffusissimo robot aspiratutto che, sottoforma di futuristico disco rotante, può percorrere, spazzare e lucidare ogni centimetro quadrato di pavimento in piena autonomia, quasi come un cyber-maggiordomo che conosce ormai alla perfezione ogni angolo, mobile o tappeto del tuo appartamento.

Se mai abbiamo immaginato la casa come un grosso contenitore inerte delle nostre giornate, insomma, è proprio arrivato il momento di ricrederci. Dai più semplici ai più sofisticati, tutti questi sistemi sono capaci di intrecciarsi, parlare tra loro e operare in sinergia, trasformando le nostre abitazioni in quei mastodontici organismi viventi dove sentirci sempre più comodi e sicuri. È l’Internet of things, oggi più reale che mai.

Il cervello che coordina tutto questo ecosistema? Ce l’abbiamo in tasca. Già, è con lo smartphone che, nel pieno boom della domotica, manterremo sempre sotto controllo la nostra casa, il luogo che, nonostante vite sempre più frenetiche, resta per tutti noi il più importante.

Un tubo dell’acqua che perde, una fuga di gas, un guasto all’impianto elettrico, la scintilla di partenza di un incendio: dovesse succedere, non vorremmo forse saperlo per primi? Grazie a queste nuove tecnologie integrate sarà sempre più semplice essere avvisati e poter intervenire in tempo. Anche solo attraverso la notifica di un’app.

Il 2263 è ancora assai lontano, ma la rivoluzione è già nel vivo. Con buona pace dei più scettici. E anche della science fiction.

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